I geologi sono abituati a vedere (e analizzare) immagini forti, quelle in cui la natura esplode in tutta la sua potenza, distrugge, inghiottisce. Ma c'è una fotografia che ha particolarmente colpito Antonello Fiore, presidente della società italiana di Geologia ambientale: è quella di una villetta di Limone Piemonte. Un padre l'ha comprato con i risparmi di una vita per regalarla orgoglioso alla figlia in vista del matrimonio. Un sogno distrutto in pochi minuti. Era l'alluvione del 2020. Da lì, l'idea: inserire un certificato sui rischi geologici negli atti di compravendita degli immobili.
Antonello Fiore, ci racconta di cosa si tratta?
«La gente ha diritto di sapere, nella più totale trasparenza, costa sta comprando. Un cittadino è inconsapevole ma mica può mettersi da solo ad analizzare le carte del rischio geologico prima di comprare una casa. Consideriamo che le famiglie si indebitano, pagano mutui per anni, riversano tutti i loro risparmi nella casa».
E, come a Niscemi, tutto rischia di infrangersi in un attimo.
«Niscemi solleva un tema importante. Nessuna delle famiglie sfollate (nè quelle che saranno coinvolte nei prossimi mesi) avrebbe mai investito tutti i propri risparmi per la casa - che tutti riteniamo il rifugio economico - sapendo che un giorno una frana l'avrebbe distrutta».
Quindi i contratti di compravendita quali informazioni dovrebbero contenere?
«Al progetto ho lavorato con Luciano Masciocco, docente di geologia dell'università di Torino. I certificati di destinazione urbanistica devono contenere specifiche informazioni, facilmente comprensibili, sul grado di pericolosità dei fenomeni naturali (alluvioni, frane, mareggiate terremoti, eruzioni vulcaniche), riportato dalle cartografie ufficiali redatte dagli Enti Pubblici di ricerca, dalle Autorità di Bacino Distrettuali e adottati dalle Regioni di riferimento. Chiediamo con urgenza la modifica all'articolo 30, 'Testo unico dell'edilizia'».
In questo modo ci sarebbe una rivoluzione dei prezzi degli immobili.
«Il mercato immobiliare si dovrà ritarare in base alla sicurezza. I prezzi saranno coerenti con le situazioni. È inconcepibile che vadano in fumo i risparmi di una vita».
Ci vogliono più tutele per gli sfollati, comprese le 500 famiglie di Niscemi?
«Poiché non ci sono state vittime, la frana di Niscemi si presta a riflessioni di questo tipo, sul futuro. Quelle case crolleranno, la frana non è finita, si sono messe in movimento masse troppo grandi. In tragedie di questo genere è ora di considerare non solo i costi economici ma anche quelli morali e sociali. Non aspettiamo la prossima frana per parlarne ma prendiamo questa storia come esempio».
Niscemi non si aspettava la seconda frana dopo 30 anni. Ai Campi Flegrei invece sanno che prima o poi accadrà qualcosa.
«Almeno lì sono consapevoli.
Sanno che può succedere, hanno i piani di evacuazione. A Niscemi invece non sapevano che non era stato fatto nulla a parte i monitoraggi. Siamo nel paese dei monitoraggi. Vengono pagati solo quelli senza che sia fatto altro per risolvere davvero le cose».