La guerra tra Sigfrido Ranucci e la Rai si sposta definitivamente nelle aule giudiziarie. E mentre l’ex conduttore di Report chiede al Tribunale di Roma di essere reintegrato alla guida del programma, Viale Mazzini apre nei suoi confronti un procedimento disciplinare che potrebbe arrivare fino al licenziamento.
Un nuovo capitolo dello scontro esploso dopo la decisione, comunicata lo scorso 28 agosto, di rimuovere Ranucci - travolto dal caso Lavitola - dalla conduzione della trasmissione d’inchiesta. Il giornalista non ha accettato la scelta dell’azienda e - attraverso il team legale coordinato dall’avvocato Roberto De Vita - ha presentato un ricorso d’urgenza al giudice del lavoro. La richiesta è netta: sospendere gli effetti del provvedimento e consentirgli di tornare a Report prima dell’avvio della nuova stagione, in programma il prossimo 8 novembre.
Secondo quanto riferisce Il Fatto Quotidiano, proprio nelle ultime ore la Rai avrebbe notificato a Ranucci l’avvio del procedimento disciplinare. Una mossa che arriva alla vigilia del consiglio di amministrazione dell’azienda e mentre è ancora aperto il fronte giudiziario sul suo allontanamento.
Nel ricorso, i legali del giornalista contestano innanzitutto il termine del 27 settembre imposto dalla Rai a Ranucci per scegliere uno dei tre nuovi incarichi proposti: una collocazione al Tg 3, a Rai News 24 oppure il ruolo di corrispondente dal Cairo. Soluzioni che secondo la difesa “non si avvicinano nemmeno lontanamente” per “spessore e prestigio professionale” alla conduzione di Report.
Il punto sostenuto dai legali è che il profilo professionale costruito da Ranucci negli anni comprenderebbe insieme “la responsabilità autoriale di un programma d’inchiesta di primaria rilevanza, la conduzione televisiva stabile, la visibilità e il rapporto diretto con il pubblico”. Caratteristiche che i nuovi incarichi prospettati dall’azienda non garantirebbero contemporaneamente. Da qui la richiesta di un reintegro “in tempo utile per la prima puntata della nuova stagione”.
Nel mirino del ricorso finisce anche la motivazione con cui la Rai ha giustificato la rimozione. L’azienda aveva fatto riferimento a una “obiettiva situazione di incompatibilità”, a “continue pressioni” e a “percezioni di opacità, commistioni e interferenze”. Formule che secondo il team di Ranucci non sarebbero accompagnate dall’indicazione di “alcun fatto concreto già accertato” in grado di spiegare perché fosse necessaria proprio l’estromissione.
Le due partite procedono parallelamente e rischiano di rendere ancora più incandescente il confronto. Il caso arriverà anche sul tavolo del consiglio di amministrazione Rai. I consiglieri Alessandro Di Majo, Roberto Natale e Davide Di Pietro intendono chiedere chiarimenti all’amministratore delegato Giampaolo Rossi sulla gestione dell’intera vicenda e sulle possibili conseguenze economiche per l’azienda in caso di contenzioso.
Insomma, la decisione sul ricorso d’urgenza è attesa in tempi rapidi. Ranucci punta a tornare davanti alle telecamere di Report. Ma nel frattempo la Rai apre un altro fronte e lo mette sotto procedimento disciplinare. Seguiranno aggiornamenti.
