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Magistratura

Ranucci promoter per Lavitola. L’indagine sul caso carbon credit

Il tema doveva essere al centro di una convention a Roma per trovare investitori. Il summit al Cefalù. Una fonte: “Se vedo Sigfrido che fa certe inchieste, faccio fatica a pensare che Valter abbia cattive intenzioni”

Sigfrido Ranucci alla presentazione del libro: Chi comanda davvero? Poteri, privilegi, democrazia, nell'ambito di Terra, 3a Festa Nazionale di Avs a Roma, 9 settembre 2026. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Il carbon credit era il tema dei temi per la coppia Ranucci-Lavitola. Vittima e mandante dell’attentato avevano entrambi interessi nel settore, tanto che, come può rivelare Il Giornale in esclusiva, doveva essere organizzata una convention presso l’Hilton hotel di Roma per raccogliere nuovi investitori. È di questo, infatti, che si sarebbe discusso durante la cena tenutasi presso il Cefalù bistrot di Monteverde con gli esponenti di Urban Vision. «Lavitola voleva organizzare una convention sul carbon credit per trovare altri investitori, alla quale avrebbe partecipato come promoter Ranucci», spiega una fonte coinvolta nel progetto. Ed è proprio il ruolo del conduttore a essere stato decisivo per chi doveva convincersi nel prendere parte a quest’iniziativa: «Se io vedo Ranucci che fa certe inchieste, faccio fatica a pensare che Lavitola abbia cattive intenzioni». Un filone, quello dei carbon credit, snocciolato in primis da Natalia Potenza, l’ex compagna di Lavitola sentita sabato dal pm Edoardo De Santis: ha portato quanto è a sua disposizione sugli investimenti del faccendiere, sui suoi affari all’estero, sui flussi di denaro e soprattutto su quel mondo africano che conduce fino al business dei crediti di carbonio. Un terreno sul quale, inevitabilmente, gli investigatori stanno cercando adesso di mettere ordine.

Potenza non si sarebbe limitata a raccontare. Agli inquirenti ha messo a disposizione documentazione, anche di natura fiscale, destinata ora a essere verificata punto per punto. Il nodo è ricostruire provenienza e destinazione delle disponibilità economiche riconducibili a Lavitola, il ruolo dei suoi interlocutori e la struttura degli investimenti progettati tra Africa e Sudamerica. Ma il mondo ricostruito da Potenza lambisce anche Sigfrido Ranucci. Non significa, naturalmente, attribuire al giornalista una partecipazione agli investimenti di Lavitola: questo allo stato non risulta accertato. Significa però che proprio i carbon credit rappresentano uno dei punti di contatto documentati tra i due, l’affare che più di tutti interessava al conduttore.

Ranucci ha confermato di aver incontrato Lavitola dopo l’attentato proprio per parlare della vicenda dei carbon credit e della prospettata cena con Urban Vision. Natalia avrebbe inoltre riferito ai magistrati di un incontro tra i due pochi giorni dopo la bomba avvenuto senza telefoni, mentre Ranucci ha spiegato che lasciare i cellulari lontani sarebbe stata una prassi abituale nei loro incontri. Perché non volerli con sé? E, soprattutto, che tipo di interesse aveva Ranucci circa i crediti di carbonio se in ballo non c’era alcuna puntata assegnata?

È dunque su questo crinale che si muovono adesso gli accertamenti: capire dove finissero gli interessi imprenditoriali di Lavitola e dove cominciasse il rapporto, informativo o di consulenza, con Ranucci, quali soggetti fossero coinvolti nei progetti, quali capitali dovessero alimentarli, e soprattutto se i diversi episodi che finora apparivano separati siano invece pezzi dello stesso mosaico economico. Perché dopo le parole di Natalia Potenza la pista dei soldi non è più soltanto lo sfondo dell’inchiesta sulla bomba: è diventata un filone autonomo di approfondimento della Procura, sul quale saranno chiamati a lavorare gli investigatori.

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