Se telefonando. Due chiacchiere con Palazzo Chigi, sostengono alcuni giornali al Cairo, per “individuare una soluzione sul piano giuridico” per il caso Regeni “che tenesse conto delle relazioni bilaterali tra i due Paesi”. Due paroline, insomma, che volete che sua, uno scambio di idee per influenzare la sentenza: peccato però che di questo colloquio non ci sia traccia. “Falsità”, così la definiscono alla presidenza del Consiglio. “Nessun contatto ad alto livello, nessuna conversazione tra Giorgia Meloni e Abdel Fattah al-Sisi”, ripetono fonti governative. L’ultima volta che si sono sentiti risale al 23 luglio. Da allora niente. Del resto in Italia vige la separazione dei poteri.Una smentita secca, netta, necessaria: la presunta indiscrezione mediatica aveva infatti provocato parecchia irritazione. Roma, questa è la linea, non subisce le pressioni estere, anzi, come spiega Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, “lo Stato, che nel processo si è costituito parte civile, farà rispettare la sentenza: quando il verdetto verrà depositato, chiederà il risarcimento”.A riferire del contatto tra Meloni e al-Sisi alla vigilia della sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Roma sul sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel 2016, è stata in particolare Mada Masr, una testata indipendente egiziana, che ha citato una fonte governativa. L’abboccamento, stando a quanto riporta il giornale, avrebbe avuto lo scopo di indirizzare la decisione dei giudici in modo da non compromettere i rapporti tra le due nazioni. Ma da Palazzo Chigi precisano che l’ultima volta che i due non sentono dal 23 luglio, giorno della festa nazionale dell’Egitto. I due leader hanno parlato delle relazioni economiche e politiche bilaterali, del Piano Mattei, di controllo dell’ immigrazione, di Medio Oriente, della crisi dello Stretto di Hormuz. Da allora niente.Che succederà adesso? L’Italia non ha intenzione di rompere i ponti con Il Cairo, come chiede l’opposizione. “Stiamo usando tutti i canali politici e diplomatici - ha detto martedì la premier - ed è la strada migliore per raggiungere i nostri obbiettivi”. L’Italia è anche uno Stato di diritto, dove il potere esecutivo non mette bocca sull’attività di quello giudiziario, è parte civile nel processo e adesso, dopo la sentenza che ha condannato a dieci anni gli agenti egiziani, deve essere risarcita con 150 mila euro, mentre altri 500 mila vanno alla famiglia Regeni.Ma per ottenere l’esecuzione del verdetto, non ancora definitivo, serve la collaborazione fattiva di al-Sisi, visto che i tre 007 egiziani ritenuti colpevoli risultano irreperibili da anni. Già in passato le autorità del Cairo si sono dimostrate poco propense a cooperare. Per parecchio tempo hanno addirittura ostacolato le indagini dei nostri magistrati in vari modi: rogarorie difficili, scambi di documenti rallentati, depistaggi. Dunque per Palazzo Chigi trovare un accordo non è semplice, anche perché la vicenda si interseca con il caso di Nessy Guerra, la donna di 27 anni bloccata in Egitto con la figlia di quattro anni e condannata per adulterio. Senza parlare della partita dei migranti.Comunque sia, Roma intende andare avanti. “Lo Stato, il governo italiano c’è stato - conferma Foti - La magistratura pure. Tutti stanno facendo la propria parte per affermare il principio di legalità, quindi siamo soddisfatti. Le polemiche? Aspettiamo il deposito della sentenza e rimettiamoci alle motivazioni”.

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