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Attentato di Modena, il fratello di Monica Esposito nomina come consulente un esperto di terrorismo: “Ci battiamo perché emerga la verità”

L’avvocato dei familiari della vittima: “La condotta dell’indagato ricalca i manuali operativi del terrorismo islamico”

La famiglia di Monica Esposito, la donna morta nell’attentato del 16 maggio a Modena, punta a dimostrare la matrice terroristica dell’attacco. L’avvocato Deborah De Cicco - che rappresenta Giovanni Esposito, fratello della vittima - ha annunciato la nomina di un consulente di parte esperto di sicurezza e terrorismo internazionale.

Si tratta di Francesco Bergoglio Errico, fondatore e direttore esecutivo del Monitoring Jihadism Project, docente al Master in “Terrorismo e prevenzione della radicalizzazione” dell’Università di Bergamo e alla scuola di polizia di Roma sui temi della radicalizzazione, oltre che membro del Comitato scientifico del Centro italiano di strategia e intelligence.

“Depositerò la sua consulenza”, spiega il legale, “e attraverso la sua preziosa analisi confido di poter decifrare adeguatamente le circostanze emerse e dimostrare che sussistono tutti i presupposti giuridici per l’aggravante del terrorismo. Lo dobbiamo alle vittime e alla collettività”.

Al centro resta la posizione di Salim El Koudri, l’uomo indagato per l’attacco. Il legale della famiglia Esposito non ha dubbi sulla linea che intende sostenere: “Nella memoria di Monica Esposito e per tutte le vittime, nonché per la collettività tutta ci batteremo perché emerga la verità, ovvero che Salim El Koudri abbia agito con finalità terroristica e pianificando l’attacco”.

Secondo De Cicco, anche le modalità dell’azione sarebbero compatibili con uno schema già utilizzato dal terrorismo jihadista: “La condotta dell’indagato ricalca in modo fedele i manuali operativi del terrorismo islamico, i cosiddetti attacchi con veicoli o car ramming abbinati all’uso del coltello, indirizzati ad intimidire la popolazione e a destabilizzare le strutture politiche”.

A sostegno di questa tesi, l’avvocato richiama quanto sarebbe emerso finora dagli accertamenti sui dispositivi informatici e dai “video manifesto” precedenti all’attacco. Elementi sui quali dovrà ora concentrarsi anche il lavoro del consulente nominato dalla famiglia. L’obiettivo è arrivare alla contestazione dell’aggravante del terrorismo e di conseguenza a un possibile passaggio del fascicolo alla Procura distrettuale di Bologna, competente in materia di antiterrorismo. “Gli strumenti normativi da applicare e i presupposti per contestare l’aggravante del terrorismo ci sono”, conclude l’avvocato: “Quindi spero che la Procura abbia il coraggio di farlo e trasmetta gli atti per competenza alla Procura Distrettuale di Bologna sezione antiterrorismo”.

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