Quindici giorni chiuse in una stanza senza mai mettere piede fuori dall'appartamento. Per le due sorelle di 12 e 16 anni ritrovate a Formia la fuga organizzata dalla madre si sarebbe trasformata in una vera e propria segregazione domestica. Le ragazze - secondo quanto emerso dalle indagini - sarebbero rimaste nascoste all'interno di una camera da letto di un alloggio popolare, ospiti di un'anziana donna legata da una lontana parentela alla madre. Un rifugio a pochi chilometri da casa, appena un quarto d'ora dal comune dove vivono i genitori, ma sufficiente a sottrarle alle ricerche per oltre due settimane. La Procura di Sulmona, che ha disposto il fermo della madre Valentina D'Acunto, del compagno Vincenzo Esposito e del nonno materno Marco D'Acunto, ritiene che dietro la scomparsa delle due minorenni ci sia stata un'azione pianificata nei dettagli. Nel provvedimento si fa riferimento a un concreto "pericolo di fuga" degli indagati, aggravato dalla "complessità della attività realizzate" e dalle "numerose attività di depistaggio" messe in campo per ostacolare il lavoro degli investigatori.
A fare luce sulla vicenda sono state soprattutto le intercettazioni telefoniche e l'analisi delle utenze utilizzate dagli indagati. Il decreto di fermo firmato dal procuratore Luciano D'Angelo ricostruisce infatti, tassello dopo tassello, il piano che avrebbe portato al sequestro delle due ragazze allontanate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Un passaggio ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori risale al 5 giugno, il giorno precedente alla scomparsa delle sorelle. In quella data la madre riceve due telefonate provenienti da numeri successivamente risultati intestati a identità inesistenti: due cittadini pachistani sconosciuti all'anagrafe. Il giorno seguente, poche ore prima dell'allontanamento delle ragazze, è invece Valentina D'Acunto a contattare una di quelle utenze. Da quel momento il suo telefono smette di registrare attività.
Gli accertamenti hanno poi consentito di risalire all'origine delle schede telefoniche. Le sim, in base a quanto emerso, farebbero parte di un lotto di dieci utenze acquistate illegalmente a Napoli, sette delle quali risultavano ancora inutilizzate. Un elemento che per gli investigatori confermerebbe la preparazione preventiva dell'operazione.
Le captazioni disposte nel corso dell'inchiesta hanno progressivamente allargato il perimetro delle verifiche. Oltre ai telefoni della madre, del padre e degli zii delle ragazze, gli investigatori hanno monitorato anche le utenze del fidanzato della sorella maggiore, di un'amica di Alisya e perfino di un operatore della casa famiglia.
Un lavoro che avrebbe così consentito di ricostruire la rete di contatti e i movimenti degli indagati fino all'individuazione del nascondiglio e all'esecuzione dei fermi con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.