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"Ti abbraccio forte". La solidarietà di Maria Rosaria Boccia a Sigfrido Ranucci

In un lungo messaggio postato sui social la donna si lamenta del fatto che il giornalista non avrebbe ricevuto solidarietà dopo l’arresto dei quattro presunti esecutori dell’attentato dinamitardo

"Ti abbraccio forte". La solidarietà di Maria Rosaria Boccia a Sigfrido Ranucci
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C'è una persona che tiene a far sapere a tutti di essere al fianco di Sigfrido Ranucci in questo momento particolare in cui è al centro dell'attenzione mediatica per l'arresto degli esecutori del suo attentato e quello del presunto mandante: si tratta di Maria Rosaria Boccia. “A Sigfrido va il mio abbraccio più sincero - scrive sui social - tutto il mio affetto, la mia stima e la mia vicinanza. Lo conosco come uomo prima ancora che come giornalista. Ne conosco il rigore, il coraggio, il senso dello Stato, la dedizione assoluta alla verità”.

“Ho aspettato fino a questa sera. Non perché mancassero le parole, ma perché speravo arrivasse prima un gesto istituzionale. Un gesto semplice, doveroso. Una frase, una nota, un messaggio, un post. E invece no. Fino a questo momento, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nessuna parola pubblica di solidarietà nei confronti di Sigfrido Ranucci dopo l’arresto dei quattro presunti esecutori dell’attentato dinamitardo che avrebbe potuto costargli la vita. Ed è un silenzio che pesa”, scrive ancora Boccia.

Una difesa molto accorata per certi versi inaspettata la sua verso il conduttore di Report, che prosegue spiegando che questo silenzio, a suo dire, “pesa perché Sigfrido Ranucci non è semplicemente un giornalista.

È uno di quei rarissimi professionisti che hanno fatto dell’inchiesta un servizio allo Stato, pagando sulla propria pelle il prezzo della libertà di informare. È un uomo, un padre, un servitore della verità che vive sotto scorta perché qualcuno ha ritenuto che raccontare i fatti fosse un motivo sufficiente per farlo saltare in aria”.

Un post condiviso da Maria Rosaria Boccia (@mariarosariaboccia.official)

Il 30 giugno Boccia scriveva che “restano da individuare i mandanti”, che ora però ci sono. O meglio c’è, ed è uno dei migliori amici di Ranucci, Valter Lavitola. Boccia non poteva aspettarsi questa svolta e nel suo messaggio coinvolgeva anche il dolore di una donna che perde suo marito, come il ministro Roccella, paragonandolo alla situazione di Ranucci. Per lei i messaggi di vicinanza “immediati” per il ministro è stato giusto mandarli ma “il problema nasce quando quella stessa solidarietà diventa selettiva”. Forse Boccia si è persa la solidarietà espressa a Ranucci bipartisan quando l’attentato è avvenuto, lo scorso autunno. Altrimenti non si spiega questa accorata presa di coscienza nella quale parla di “vittime si serie A e vittime di serie B” senza motivo. E coinvolge anche se stessa in questo lungo messaggio di solidarietà a Ranucci, sostenendo che “in una delle rarissime interviste rilasciate in questi anni, Giorgia Meloni ha trovato il tempo di fare il mio nome e cognome, evocandomi in un parallelismo con l’inchiesta sul Covid. Dunque Maria Rosaria Boccia esiste, esiste eccome” Tanto da meritare spazio durante un’intervista televisiva”.

Il nesso in questo collegamento è poco chiaro ma Boccia insiste che per Ranucci “nemmeno poche parole”. Per concludere la sua filippica, Boccia parla di libertà di stampa da difendere e manda il suo “abbraccio più sincero, tutto il mio affetto, la mia stima e vicinanza” a Ranucci, chiedendo “coerenza” alle istituzioni, perché “uno Stato autorevole non può avere due pesi e due misure”.

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