Si è chiusa positivamente per gli agenti della Polizia di Stato l’indagine relativa alla sparatoria del giugno 2025, quando nelle campagne di Grottaglie è rimasto ucciso Michele Mastropietro a seguito di un conflitto a fuoco. Mastropietro era in fuga quella mattina tra le province di Brindisi e Taranto, ed era ricercato in quanto poco prima aveva ingaggiato un conflitto a fuoco con i carabinieri nel quale rimase uccise il brigadiere capo dei carabinieri Carlo Legrottaglie alla periferia di Francavilla Fontana. I poliziotti erano indagati per l’omicidio.
I due agenti, scrive il gip accogliendo la richiesta di archiviazione del pm, “versavano in una situazione di pericolo concreto e attuale per la loro incolumità fisica, al punto che la loro reazione (a seguito di ripetute intimazioni) diveniva necessitata e non vi erano comportamenti alternativi adottabili o ipotizzabili per contrastare l’offesa portata dal Mastropietro, connotata dal costante esercizio di violenza nei loro confronti e dalla palese assenza di volontà di desistere dall’azione”. La difesa, si legge ancora, “è stata, inoltre, proporzionata all’offesa posta in essere dal Mastropietro, in virtù dell’uguaglianza del mezzo utilizzato (arma) e del bene giuridico da tutelare (vita)”. È stata anche archiviata l’accusa di tentato omicidio nei confronti del complice di Mastropietro, Camillo Giannattasio, perché si arrese agli agenti e non venne esploso un colpo di pistola. L’autopsia condotta sul corpo di Mastropietro ha accertato che il malvivente era stato raggiunto da due proiettili, di cui uno al braccio senza provocare la morte. Quello fatale è penetrato dalla parte posteriore del torace, ha attraversato il polmone sinistro e provocato il trauma e l’emorragia.
“Per i colleghi del Commissariato di Grottaglie che hanno rischiato la vita in un conflitto a fuoco con gli assassini del Brigadiere Carlo Legrottaglie è finalmente terminato il travaglio giudiziario che li ha visti sotto processo per un anno e tre mesi. Sin da subito il Sap si è posto al loro fianco e li ha sostenuti orgogliosamente, poiché avevano fatto il loro dovere con professionalità”, ha dichiarato il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni. Il sindacalista precisa poi che proprio a seguito di questi fatti “l’attuale maggioranza di Governo, attraverso l’ultimo Decreto Sicurezza, ha introdotto una norma di tutela processuale per chi agisce in presenza di scriminanti del reato per evitare l’automatismo dell’atto dovuto e di sottoporre a processo penale chi ha fatto il proprio dovere rischiando a volte anche la vita”.
