Edoardo Bennato, oltre al rock c'è di più.
"In qualunque forma espressiva l'arte dovrebbe innescare un sentimento di reazione nei confronti dell'insensatezza della violenza umana".
Quindi lei dipinge (anche).
"Fin dall'inizio della mia attività, sono riuscito a far diventare la musica complementare alle arti grafiche e alla pittura. Ad esempio ho realizzato molte copertine dei miei dischi".
La torre di Babele nel 1976...
"Una piramide emblematica, una torre composta da uomini in armi che via via diventano sempre più sofisticate, sempre più moderne, sempre più potenti".
Ha regalato il disegno originale a Papa Francesco.
"E lui mi ha chiesto: Che cosa rappresenta questo disegno?. Gli ho detto: Volevo rappresentare una sorte di fermo immagine dell'umanità che da millenni continua perversamente a fare la guerra".
E Sua Santità che cosa ha risposto?
"Ha detto che dopo se la sarebbe vista e studiata bene".
Non è l'unico a essere stato colpito dall'Edoardo Bennato artista visuale, dal rocker (e archietto) che non riesce a comprimere tutta la sua voglia di esprimersi soltanto tra le note e le parole di una canzone. Il 25 maggio si è aperta al Palazzo delle Esposizioni di Roma (gratuita e consigliata fino al 21 giugno) la mostra "In cammino..." che rende tutta l'evoluzione visiva, il cammino appunto, di un artista che il 23 luglio compirà 80 anni a bordo di una vitalità da fuoriclasse. Se c'è qualcosa di inimitabile in Bennato è la sua capacità di cambiare rotta, di essere imprevedibile, di non adagiarsi sugli allori. È stato il primo cantante italiano a riempire San Siro poco dopo Bob Marley, quel 19 luglio 1980 con sessantamila persone che sono tuttora un pubblico straordinario, ma non se ne è mai fatto un particolare vanto, non ci ha costruito sopra una carriera come si farebbe oggi ed è rimasto quello che era: un artista duro e puro, senza fronzoli, senza compromessi. Lo è anche quando si avvicina alle tele, anche alle ultime, quelle realizzate tra il 2021 e il 2022, parte di un ciclo in cui Bennato ha rappresentato la schizofrenia del genere umano. Sono immagini di un pianeta in subbuglio, di un caos ingovernabile che, passo dopo passo, anno dopo anno, nessuno riesce a razionalizzare. Lui durante la presentazione della mostra, l'altro giorno al Palazzo delle Esposizioni, ha detto che "se al primo posto delle città del mondo per benessere c'è Vancouver, Lagos in Nigeria è invece uno dei posti più in difficoltà. Quello che dobbiamo fare è cercare di eliminare quanto più possibile le differenze in seno alla famiglia umana". Un concetto ecumenico e magari difficile da realizzare, che prende alla pancia più che parlare alla ragione ma che, umanamente, ci tocca tutti. C'è, nelle opere di Bennato, l'immagine contraddittoria di un mondo illuminato da colori opposti che talvolta, perversamente, si accostano. Ad esempio le paradossali rappresentazioni dei "vu cumprà" piene di tinte sgargianti ma tremende portavoci di tristezza e smarrimento. Ci sono gli album di musica e gli album di impressioni. Questa mostra è un album di impressioni violente, irrinunciabili soprattutto se si ama il Bennato più selvaggio e indomabile.
Però com'è nato questo rapporto tra musicista e pittore?
"Dal bisogno di ampliare un discorso. L'arte, e ogni forma di espressione artistica, dalla poesia al cinema alla letteratura, che garantire fantasia e fantasticheria dovrebbe anche allargarsi alla propositività. Dovrebbe cioè assolvere, fin dove è possibile, al compito di coinvolgere fantasticamente ed emotivamente i fruitori sui temi emergenti che arrivano dalla realtà e dalla attualità".
Ad esempio?
"Nella mostra c'è una tela dipinta nel febbraio del 2022 che sembra purtroppo un'immagine dei tg di oggi".
Cioè?
"Due ragazzini, spaesati, nel mezzo di una città distrutta. Quando ho finito questo quadro non avrei mai immaginato di sentir parlare ancora di minaccia di una guerra mondiale".
Le sue opere sembrano il giro d'orizzonte di ciò che stiamo vivendo.
"Adolescenti in marcia militare nella Piazza Rossa di Mosca. Donne velate con i fucili a Kabul tra torrioni e filo spinato. Una bambina su di un cumulo di immondizia che guarda il fondo del cielo. Uno scimmione che si interroga e sembra dire: Ma voi umani che ve la tirate tanto, che diavolo state combinando?".
Nel 2003 ha esposto a Palazzo Durini a Milano.
"In passato avevo usato un linguaggio visivo più stilizzato. Nel 2022 sono andato a istinto e ho aperto una nuova fase personale".
Nel frattempo, era il 2015, c'è stata un'altra tappa significativa.
"In occasione della pubblicazione dell'album Pronti a salpare ho pensato ai venditori sulle spiagge che rappresentano il Cammino della famiglia umana in atto da millenni".
Francesco De Gregori ha detto proprio l'altro giorno di "provare imbarazzo" per chi lancia proclami politici dal palco.
"Anche a me non piacciono i comizi approssimativi, faziosi e sconclusionati sui palchi tra una canzonetta melensa e l'altra".
Cosa deve fare un artista che si sente "impegnato"?
"Parlarne attraverso la musica. Gli artisti possono farlo con le canzoni e con i loro testi".