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Niscemi, la fragile figlia della tempesta

Un evento climatico come Harry, non è soltanto maltempo, è precarietà che diventa destino

Niscemi, la fragile figlia della tempesta

Accade che la furia degli elementi si faccia epifania di fragilità, "andiamo in pezzi! Si schianta tutto!". Accade che il mondo crolla e diventa un canyon, come nella città di Niscemi, perché forse nessuno si cura del territorio come si dovrebbe (alla manutenzione, l'Italia preferisce l'inaugurazione, diceva Leo Longanesi), e perché la natura come nel caso del ciclone Harry passato per le coste sicule ci ricorda chi è lei e chi siamo noi, e qui il pensiero corre a Gioachino Belli (io sono io, e voi non siete un cazzo). E a proposito di Harry e la Sicilia, "dà voce alla ciurma! Qui coliamo a picco!", pare che sia passato un motivetto che diceva pressappoco che essendo abusivi nelle costruzioni, i cicloni diventano quasi una punizione del cielo. "Andate, la commedia è finita". Va detto che abusiva l'Italia lo è fino al midollo (un midollo di solito condonato), e trascurata lo è altrettanto. "Bada malabestia, che se trascuri i miei comandi, ti riempirò di crampi le ossa". L'abusivismo, ovunque si trovi, aggrava le nostre vulnerabilità. "Parla piano però, che qui c'è un silenzio profondo".

Tuttavia ci permettiamo di far notare che un'economia insulare vive inevitabilmente sul mare. Un lungomare e un porto, uno stabilimento balneare, per loro natura si trovano sul mare, mai visto un lungomare nel deserto o un porto nell'entroterra. Nel caso specifico, il mare infuriato e molto alto nella statura, è arrivato perfino laddove era impensabile che potesse arrivare. Ci permettiamo di ricordare altresì che ci sono luoghi suggestivi nel mondo in cui gli hotel a molte stelle stanno coi piedi sulla sabbia. "Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni". Ad ogni modo forse è un'idea comoda quella di scaricare la responsabilità sul singolo irrispettoso, è meno comodo valutare il problema, sul fronte sistemico. "Si fanno invisibili, pur rimanendo in scena".

È improbabile che la furia della natura faccia distinzioni fra strutture regolari, abusive, condonate, pubbliche, private ma le azioni dell'uomo, che sta in cima alla catena alimentare, e non solo a quella, dovrebbero invece tenerne conto, e cominciare a considerare questi eventi eccezionali come possibili. "Gli incantesimi vanno a segno; a che ora volge il giorno?".

Un ciclone non è soltanto un evento atmosferico, è anche un evento economico. Nella Tempesta, Shakespeare (le citazioni sono sue) ci mostra Prospero a capo di un'isola, fino a quando la natura non decide di ribaltare ogni equilibrio. Oggi un ciclone (un'alluvione) ci urla che siamo degli illusi, che ci reggiamo su strutture inadeguate, ci dice che siamo terribilmente impreparati (e presuntuosi) sul piano della progettazione e della protezione. "Più simile a un sogno che a qualcosa di vero"

Un evento climatico come Harry, non è soltanto maltempo, è precarietà che diventa destino. "Ho fiammeggiato dovunque terrore". È un episodio che fa emergere ciò che di solito è sommerso. "Di tanto in tanto ti devo rinfrescare la memoria e ripeterti quello che sei stato, perché te lo scordi". È capitale pubblico da investire, è perdita economia, è settore turistico in ginocchio, filiere di ogni sorta che vengono inesorabilmente interrotte. Quando la natura decide di ricordarci chi è, viene fuori la nostra vulnerabilità come condizione strutturale. "Rallegratevi, l'essere scampati alla morte, è la ricompensa più grande di tutto quello che abbiamo perso".

Gli esseri umani tendono a dimenticare la loro pochezza, sono incapaci di fare tesoro dell'esperienza, ma poi la natura si scatena e ci dà una strigliata,"la materia di cui le vostre spade son temprate, non può ferire il fragoroso vento, colpire l'acqua che si richiude su se stessa".

Per chi di noi ha visto montare la furia dei venti e dell'acqua, "un sordo riecheggiare di muggiti come di tori, o piuttosto leoni", è stato come una lunga vertigine. Spaventosa e ipnotica. "Ho abbuiato il sole del meriggio, radunato i venti, per scatenarli in mare e in terra, destando di colpo una furiosa guerra tra mare e cielo".

Frattanto che si argomenta "uno spettacolo di marionette, così animate, da

sembrar vive!", che si spazzano detriti e macerie, potremmo forse ricordare che nessun uomo è un'isola, "non abbiate paura. L'isola è piena di sussurri, di suoni, rumori, armonie, che non fanno male, anzi dilettano l'animo".

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