«Ora faccio il gorilla Rai? Decido domani»

A Milano gira un giallo tratto dai libri di Sandrone Dazieri in cui interpreta un buttafuori. Con lui Stefania Rocca e Ernst Borgnine

Carlo Faricciotti

da Milano

«Deciderò entro 48 ore se andare a condurre trasmissioni per la Rai. La Rai è un'azienda grossa e a Mediaset sono molto affezionato. Non ho ancora deciso, per adesso sono molto coinvolto nel film che sto girando, può anche darsi che io mi prenda un anno sabbatico per fare teatro. Ho sempre amato molto il teatro e il cinema».
Intervistato sul set de La cura del gorilla, il film che sta girando in questi giorni a Milano, Claudio Bisio scavicchia ma non apre: pronto comunque a dare una svolta alla sua carriera, ancora indeciso, almeno ufficialmente, su quale carattere imprimere a questa svolta: televisivo, teatrale o altro. Contatti e contratti a parte, Bisio ora, e per le prossime quattro settimane, si aggira per Milano con il volto abbronzato ma segnato da alcune cicatrici, trucco di scena per il suo personaggio, Sandrone detto il Gorilla.
Sandrone soffre fin da bambino di sdoppiamento della personalità: nel suo corpo convivono due personalità, Sandrone, bonario, ironico, cialtrone, di professione buttafuori e il Socio, razionale, freddo, violento, investigatore privato senza licenza. Personaggio forgiato da Sandrone Dazieri, direttore editoriale dei Gialli Mondadori e anche sceneggiatore del film con Pasquale Plastino, in un ciclo di tre romanzi (La cura del Gorilla, Gorilla Blues, Attenti al Gorilla), il Gorilla, ha spiegato ieri Dazieri, «Era nato nel 1999 per reazione ai serial killer dei libri americani, antropofagi e intelligentissimi: nella vita ho imparato che le persone normali fanno molto più dei presunti matti e infatti Sandrone, che in apparenza sembra normale, è una personalità schizofrenica, che per di più non dorme mai e quindi adatto ad appostamenti e inseguimenti notturni». In fondo, ha colto l’occasione per sottolineare Bisio, «anch'io ho una doppia personalità nella vita, faccio tante cose, scrivo, recito, conduco programmi, mi divido tra Mediaset e il teatro. Anche Dazieri è un po’ schizofrenico: viene dal Leonkavallo e ora lavora alla Mondadori... »
Co-prodotto dalla Colorado Film di Maurizio Totti e Gabriele Salvatores e da Warner Bros Italia, La cura del Gorilla è diretto da un regista esordiente, ma con un lungo curriculum di spot pubblicitari, come Carlo A. Sigon e vede nel cast Stefania Rocca - che interpreta Vera «forse l’unico personaggio sincero, trasparente del film, una donna che lavora in un centro d’accoglienza per emigrati che a un certo punto subisce un dramma e ricorre all’aiuto del Gorilla» spiegava l’attrice - Antonio Catania, Bebo Storti, Gigio Alberti.
Ciliegina sulla torta, un monumento del cinema come Ernst Borgnine, 88 anni, 184 film all’attivo, premio Oscar per Marty (1955)e un’infinità di ruoli a forte caratura - Da qui all’eternità, Il mucchio selvaggio, L’imperatore del Nord, Quella sporca dozzina ma anche Il giudizio universale di De Sica. Borgnine nel film è Jerry, star hollywoodiana in declino, in Italia per partecipare come guest star a una convention aziendale e qui scortato da Sandrone.
Per la prima volta nella carriera Borgnine recita in italiano, felice di tornare alle radici, «mia mamma era di Carpi, mio papà di Torino», ma anche di sfuggire alla Hollywood attuale, contrassegnata da «film in cui tutto è solo musica, sesso e letto... e questo lo chiamano cinema. Non esistono più gli sceneggiatori capaci di costruire delle storie. Un tempo a Hollywood ci si conosceva tutti, ci si frequentava, ora produttori, attori, registi vivono isolati, sono come cavalli con i paraocchi». L’uscita del film è in calendario per fine gennaio.

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