«Ora la Vincenzi faccia cancellare le scritte di oltraggio ai poliziotti»

Graffitari all’opera, senza tregua, ma soprattutto senza che l’amministrazione comunale provveda a cancellare le loro espressioni artistiche, in realtà autentiche espressioni di stupidità e, in molti casi, di offesa vergognosa nei confronti di agenti e militari delle Forze armate che hanno la «colpa» di essere umili, straordinari servitori dello Stato e dei cittadini. Una delle più recenti ed evidentemente intoccabili scritte - ce ne segnala l’esistenza il lettore Luigi Parodi da Courmayeur - è immortalata sulla facciata della chiesa di piazza San Luca. E lì resta, sottolinea lo stesso Parodi: «La sindaca comunista Vincenzi tollera. Complimenti per il suo rispetto verso la Chiesa cattolica e i cittadini genovesi!».
Intanto, a proposito delle offese ai poliziotti e delle promesse mancate del sindaco, si mobilita il Silp-Sindacato italiano lavoratori di Polizia per la Cgil. Dopo aver ricordato le dichiarazioni di Marta Vincenzi, a fine agosto, sulle presunte omissioni attribuibili agli agenti della questura genovese, il segretario generale provinciale del sindacato, Roberto Traverso, parla di «profonda ferita, non rimarginata, sulla pelle di coloro che, malgrado tutto, ogni giorno tentano di produrre sicurezza a Genova».
Proprio per questo, «occorre che un segnale istituzionale giunga e in tempo in una città che statisticamente dichiara di aver fiducia nelle forze dell’ordine e nello stesso tempo risulta essere indecorosamente tappezzata da scritte ingiuriose e offensive contro queste ultime. Graffiti che - insiste Traverso - dimorano da anni e anni sui muri genovesi. Un esempio su tutti, la gigantesca scritta “Acab, All cops are bastard“, che troneggia a caratteri cubitali sul muraglione di via Dino Col. Il benvenuto a Genova - conclude il segretario del Silp - per chi arriva via mare!». La richiesta al sindaco è dunque di «proporre pubblicamente all’amministrazione comunale la cancellazione di tutte le scritte che infangano l’immagine delle forze dell’ordine sui muri genovesi».
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