Il Papa contro l’Europa che oscura le sue feste con la scusa del rispetto

RomaIl Papa chiede ai governanti di difendere i cristiani perseguitati e tutelare la libertà religiosa nel mondo. Ma striglia anche l’Occidente che a parole dice di difenderla mentre nei fatti spesso non la permette, arrivando a «bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi», in nome del rispetto di chi professa altre religioni o di coloro che non credono. È quanto ha affermato ieri durante il tradizionale discorso al Corpo diplomatico accreditato in Vaticano.
Ratzinger si è detto addolorato per «gli attentati che hanno seminato morte, dolore e smarrimento tra i cristiani dell’Irak, al punto da spingerli a lasciare la terra dove i loro padri hanno vissuto lungo i secoli» e ha rinnovato «alle autorità di quel Paese e ai capi religiosi musulmani» il suo «preoccupato appello» a far sì che i loro concittadini cristiani possano vivere «in sicurezza».
Ha quindi citato l’Egitto, e il recente attentato di Alessandria, definendo «urgente» la necessità per i governi della regione «di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose». Ribadendo che in Medio Oriente «i cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali». Il Papa ha anche apprezzato «la lungimiranza politica» dimostrata da alcuni Paesi europei nel chiedere una presa di posizione comune della Ue nella difesa dei cristiani, e ha auspicato anche che «la Chiesa cattolica possa disporre di adeguate strutture pastorali» nella penisola Arabica.
Un appello forte e diretto Benedetto XVI l’ha fatto chiedendo l’abrogazione della legge contro la blasfemia in Pakistan, «tanto più che è evidente che essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e violenze contro le minoranze religiose», com’è accaduto dopo «il tragico assassinio del Governatore del Punjab» che si era battuto in favore di Asia Bibi.
Il Papa ha ricordato, me senza citarle direttamente, le «situazioni preoccupanti» nel Sud e nel Sud-Est asiatico, dove chi appartiene alle fedi minoritarie viene discriminato o fatto oggetto di violenza, e ha citato «gli attacchi contro luoghi di culto in Nigeria». In un passaggio, diretto anche alla Cina, Ratzinger ha lamentato la situazione di quei Paesi dove i regimi mantengono «un monopolio sulla società». Mentre per la Cina Benedetto XVI ha parlato di «momento di difficoltà e di prova» per i suoi pastori, per Cuba ha invece dedicato un accenno positivo, parlando del «dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa».
Nella seconda parte del discorso, il Papa ha parlato dell’Occidente, dove si dà «una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, ma dove la religione subisce una crescente emarginazione». Dove si pretende che i cristiani agiscano nella loro professione «senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse», come ad esempio, «là dove sono in vigore leggi che limitano il diritto all’obiezione di coscienza». Ma si è anche rallegrato per l’adozione da parte del Consiglio d’Europa di una risoluzione che protegge il diritto del personale medico all’obiezione di coscienza di fronte all’aborto.
Ratzinger ha denunciato anche la volontà di «bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono», finendo così per tagliare «anche radici culturali che alimentano l’identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni». Un ringraziamento per il ricorso alla sentenza europea contro l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è stato rivolto dal Papa al governo italiano, agli altri Paesi europei e al patriarcato ortodosso di Mosca che l’hanno sostenuto.
Minacce alla libertà religiosa sono poi i progetti di legge che «rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica», come avviene in America Latina, come pure l’imposizione agli alunni - che avviene in vari Paesi, tra i quali la Spagna - dei corsi di educazione sessuale o civile «che riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione». Benedetto XVI ribadisce che non deve esistere una «scala nella gravità dell’intolleranza verso le religioni», che fa considerare gli atti contro i cristiani come «meno gravi, meno degni di attenzione da parte dei governi e dell’opinione pubblica». E critica pure «i tentativi di opporre al diritto alla libertà religiosa, dei pretesi nuovi diritti», che sono, in realtà, «l’espressione di desideri egoistici e non trovano il loro fondamento nell’autentica natura umana». Un riferimento al riconoscimento delle unioni gay e all’adozione dei figli da parte di queste coppie.
Infine, il Papa ha ricordato che non basta «una proclamazione astratta della libertà religiosa», ma questa «deve trovare applicazione e rispetto a tutti i livelli e in tutti i campi».
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