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Parchi, strade o in aeroporto. La fatica è diventata moda

Più di 50 anni fa erano pochi "fissati", ora c'è una folla che si allena a ogni ora. Il running conquista i milanesi

Parchi, strade o in aeroporto. La fatica è diventata moda

Podisti pronti al decollo, pronti a correre come è successo la notte scorsa sulla pista dell'aeroporto di Linate. È la nuova frontiera della corsa, del running si dice oggi. Una delle tante perchè, se cinquant'anni fa i pochi, pochissimi milanesi, che avevano l'ardire di mettersi in calzoncini e maglietta per allenarsi nei parchi venivano guardati con stupore da chi non capiva e soprattutto non condivideva, oggi invece a Milano corrono quasi tutti. Diceva Giorgio Gaber, anzi l'ha cantato, che la libertà è partecipazione. Ma libertà è anche correre perchè ognuno fa la corsa che vuole. C'è chi corre per vincere chi per postare su Facebook la foto del suo Garmin con tempi e chilometri, chi per star bene, chi per godersela e divertirsi, chi perchè semplicemente ne ha voglia. La corsa è il più democratico degli esercizi tant'è che ognuno alla fine trova la sua dimensione.

E MILANO GUIDA LA FILA

Capitale economica, della moda, degli affari, dell'happy hour e negli ultimi anni anche della corsa con percentuali di crescita a due cifre. Si corre all'alba, di notte, nei parchi, nelle strade ma correre sulla pista di uno scalo internazionale mancava. Sembra una follia e forse lo è: però vuoi mettere? Quando capita più di correre tra gli hangar e gli aerei posteggiati? "È una esperienza che porta il running verso una nuova via - raccontava tempo fa Andrea Trabuio, direttore generale di Mg sport che ha organizzato tra i tanti eventi anche la Linate Night Run- Questa non è solo una gara di corsa. È il nuovo modo di intendere lo sport, un'avventura che spiega meglio di tante chiacchiere cos'è diventata la corsa oggi". Vero. E il fatto che ad aprile, quando vennero aperte le iscrizioni, i tremila pettorali a disposizione andarono esauriti in poco meno 40 minuti chiude il cerchio. Correre non è più solo fatica, tutto intorno c'è un mondo che ha voglia di muoversi e di divertirsi, di avvicinarsi allo sport solo per star bene e per socializzare. Una nuova ondata di praticanti che gli organizzatori stanno provando ad intercettare. Così la corsa è diventata un contenitore di tutto o quasi.

L'ORIGINE È NOTA

Più di cinquant'anni fa in viale Suzzani la primissima Stramilano che partì la sera del 14 marzo del 1972 dall'oratorio dove aveva la sede della rivista sportiva "Vai" portò al via oltre 4mila podisti. "Duri e puri", come erano allora, gente allenata, concentrata sulla sfida, disposti a tutto o quasi per arrivare al traguardo nel minor tempo possibile. Mezzo secolo fa la corsa, che nulla aveva a che fare con il jogging di questi giorni, era questa cosa qui. La Stramilano in 53 anni ha scritto la storia di questa città. L'ha accompagnata e con essa si è trasformata. Più di mezzo secolo di tradizioni, di piccoli riti, di generazioni che si sono passate non solo simbolicamente il pettorale ritrovandosi al via prima figli, poi genitori e a volte nonni al via. Stramilano è un pezzo di storia della corsa, dello sport e di una città che come tutte in mezzo secolo è cambiata, è diventata un'altra città, cosmopolita, digitale, moderna e contraddittoria e che, ciononostante, continua a mettersi in braghe corte e si ritrova per una mattinata insieme con tutte le sue differenze. Stramilano è il collante che tiene Milano insieme. A naso quasi tre milioni di persone che (sempre a naso) sono tutti gli abitanti della città, ognuno con la propria storia che racconta come è cambiata Milano in tutti questi anni. "Rappresenta da sempre l'anima sportiva della nostra città..." spiegavano a Palazzo Marino pochi mesi fa presentando l'ultima edizione Michele Mesto e Andrea Alzati, rispettivamente Presidente e Vicepresidente.

UN RITO CONDIVISO

Ma non solo Stramilano. La corsa in città è ormai un rito condiviso. Con la sua maratona che da quasi 25 anni porta al via migliaia di appassionati e che, per prima, ha pensato di dividerla in quattro con le staffette legate al mondo delle charity. Con le tante sfide che spesso la domenica mattina fanno "infuriare" chi a correre non ci pensa proprio e non vorrebbe trovarsi le strade impicciate da volontari e transenne. Corse per tutti i gusti: solidali, natalizie, con gli animali da compagnia, per sostenere raccolte fondi, per cercare l'anima gemella, corse per sole donne, corse vestiti da Babbi Natale. Insomma c'è da scegliere.

E POI LINUS

Il direttore artistico di Radio Deejay partendo da Milano con la sua Deejay Ten, ha fatto una vera e propria rivoluzione. "Volevo farmi un regalo di compleanno e mi è venuto in mente di organizzarla..." raccontò qualche tempo fa. In una decina di anni la Deejay ten è diventata un mondo da decine e decine di migliaia di appassionati replicato anche in altre città da Torino a Bari. Linus ha capito prima di tutti cosa stava diventando la corsa, quali erano le potenzialità di quel pianeta e le ha intercettate. E così la corsa del suo compleanno è diventata una corsa per tutti e la corsa di tutti. Non solo degli impallinati depilati, con le canotte inguardabili e i gps al polso da schiacciare un centimetro dopo l'arrivo. Ha dato un pettorale a tutti: allenati, meno allenati, improbabili, fricchettoni, belli, brutti, grassi e magri.

Perchè alla fine questa è l'essenza della corsa. Scrive Haruki Murakami, scrittore e maratoneta: "Come vengono giudicati il tempo che ottengo in gara e il mio posto in graduatoria, come venga considerato il mio stile, è di secondaria importanza. Ciò che conta per me, per il corridore che sono, è tagliare un traguardo dopo l'altro con le mie gambe.

Usare tutte le forze che sono necessarie, sopportare tutto ciò che devo e alla fine essere contento di me. Imparare qualcosa di concreto - piccolo finchè si vuole ma concreto - dagli sbagli che faccio e dalla gioia che provo. E gara dopo gara, anno dopo anno, arrivare in un luogo che mi soddisfi...".

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