Il Pd diviso tra Segre e Travaglio si impantana sul Ddl antisemitismo. Alla fine decide di non decidere. In commissione Affari costituzionali, al Senato, il campo largo esce a pezzi dopo il via libera al provvedimento. I dem non partecipano al voto, la sinistra radicale, M5s e Avs, che ormai mantiene il controllo della coalizione vota no. Tra i dem, alla vigilia del 7 ottobre, l’intesa tra l’area riformista, favorevole a trovare un punto d’incontro con il centrodestra per votare sì al Ddl antisemitismo, e il gruppo schleiniano è lontanissima. «La decisione di astenersi- spiega un senatore dem al Giornale – in commissione non è frutto di un dialogo tra Schlein e l’area riformista. Ma piuttosto di un segnale per tenere una porta aperta con la maggioranza dopo l’appello di Liliana Segre».
L’idea che circola, a metà pomeriggio negli ambienti del Partito democratico, è che alla fine in Aula Schlein darà indicazione di votare no, accodandosi al diktat di Fratoianni, Conte e Albanese. C’è un solo imprevisto all’orizzonte, che potrebbe cambiare le carte in tavolo: il testo approderà in Aula l’8 ottobre, a quel punto se dal centrodestra arriverà un segnale, che può essere un ordine del giorno che impegna la maggioranza a modificare il testo nel passaggio alla Camera, il Pd si troverebbe nella difficile condizione di dover trasformare il no in un’astensione. È questo lo scenario, l’unico possibile, che potrebbe spostare il Pd dal fronte pro Pal guidato da Conte, Travaglio e Fratoianni, alla posizione auspicata da Liliana Segre. Un parlamentare dem dell’area riformista ragiona con il Giornale: «Non c’è alcuna intesa con il nostro gruppo, ricordiamo che Graziano Delrio è tra i sostenitori più agguerriti del Ddl antisemitismo, la non partecipazione al voto in commissione tiene aperta la porta verso l’Aula nel caso ci fosse una modifica dal centrodestra sulla base dell’appello di Liliana Segre».
La senatrice a vita ha sollecitato i partiti: «Resto incredula di fronte alle divisioni che si stanno manifestando sul Ddl contro l’antisemitismo. Ci sono temi sui quali un Paese civile dovrebbe ritrovarsi unito al di là delle logiche di schieramento» ha dichiarato all’Ansa Segre.
Appello che a stretto giro produce un supplemento di riflessione tra i demcoratici. Nel Pd il travaglio è iniziato da settimane. L’ex deputato Emanuele Fiano ha chiarito che l’8 ottobre, in caso di no al Ddl Antisemitismo, dirà addio al Pd. L’ala riformista è in grande sofferenza.
Gli alleati non concedono varchi per un accordo. «Si potevano scegliere altre strade se si voleva rafforzare l’apparato normativo per combattere l’antisemitismo. Noi rifiutiamo totalmente questa legge perché siamo tra coloro che condannano le politiche israeliane ormai apertamente di pulizia etnica del popolo palestinese. Da noi sarà un No netto», avverte il capogruppo di AVS nella commissione Affari costituzionali della Camera Filiberto Zaratti.
Posizione identica quella assunta dal M5s: Questo provvedimento è una compressione della libertà critica, per noi è un no netto», rincara Alessandro Colucci del M5s. Ora Elly Schlein è al bivio: salvare l’alleanza o la faccia con Liliana Segre. Dai rumors che rimbalzano dal Nazareno la prima ipotesi è la più accreditata. Il Pd si avvia verso il no al provvedimento.
