Roma La legge elettorale entra in Aula e, insieme al testo, arriva anche la conta. Quella ufficiale, naturalmente, si farà al momento dei voti. Ma quella ufficiosa è già cominciata: presenti, assenti, fedeli, dubbiosi, parlamentari da convincere e soprattutto possibili franchi tiratori. Perché se i tre voti di fiducia attesi sugli articoli modificati dal Senato consentiranno alla maggioranza di blindare il provvedimento con il voto palese, il vero punto interrogativo resta quello finale. Un voto che potrà essere segreto e nel quale, inevitabilmente, la disciplina dei gruppi sarà più difficile da controllare.
Il primo passaggio è arrivato ieri. La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato il testo e conferito il mandato ai relatori: Angelo Rossi per Fratelli d’Italia, Nazario Pagano per Forza Italia, Igor Iezzi per la Lega e Alessandro Colucci per Noi Moderati. Subito dopo, il provvedimento è approdato in Aula per la discussione generale. Il calendario sembra indicare un voto finale tra il 7 e l’8 ottobre, dopo una serie di passaggi che si annunciano tutt’altro che scontati.
Oggi la Camera affronterà le pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni. Anche su questo voto potrà essere chiesto lo scrutinio segreto. Nel pomeriggio la Conferenza dei capigruppo definirà il calendario della prossima settimana. Poi arriveranno le fiducie, con ogni probabilità tre, sugli articoli modificati a Palazzo Madama. Tra le modifiche più politicamente rilevanti c’è la reintroduzione delle preferenze per l’elezione di deputati e senatori.
È però il dopo-fiducia a tenere tutti con il fiato sospeso. Nei gruppi di maggioranza si lavora soprattutto sulla presenza in Aula. Salvini solleciterà i deputati della Lega a non mancare. In Fratelli d’Italia l’attenzione arriva nei dettagli: ai deputati sarebbe stato chiesto di utilizzare un solo dito per azionare il pulsante nella «buchetta» dello scranno, quella con i tre comandi per sì, no e astensione, evitando di infilare l’intera mano. Nelle tribune sopra l’emiciclo saranno destinati alcuni osservatori con il compito di seguire le operazioni. L’obiettivo è evitare assenze o comportamenti inattesi, pur sapendo che nessuno può davvero azzerare i rischi del voto segreto. Così come non si esclude che dai moderati di centrosinistra possa arrivare qualche voto favorevole.
Il tema è particolarmente sensibile anche dentro Forza Italia. Alcune parlamentari azzurre ieri erano a Strasburgo e sono rientrate in serata, in tempo per i voti di oggi. Un primo segnale è già arrivato: i vannacciani, con Attilio Pierro, hanno votato contro il provvedimento in Commissione, motivando la posizione con il dissenso della maggioranza sull’introduzione delle preferenze secondo la formulazione di Futuro Nazionale. A gettare acqua sul fuoco dei timori è Maurizio Lupi: «Non credo che ci saranno franchi tiratori», ha detto il leader di Noi Moderati, aggiungendo però che se ci fossero non sarebbe un problema politico, ma un «problema istituzionale oggettivo».
Dall’opposizione la battaglia è dichiarata. Riccardo Magi (+Europa) ha annunciato uno sciopero della fame per chiedere lo stop dell’iter e modifiche sulla raccolta firme. La maggioranza rivendica invece il lavoro svolto. Nazario Pagano ha parlato di un percorso «lungo e impegnativo» e che ora «la parola passa all’Assemblea». Lì si giocherà la partita decisiva. Prima le pregiudiziali, poi le fiducie, infine il voto finale. Tre passaggi nei quali la maggioranza cercherà di dimostrare che i numeri sulla carta coincidono con quelli reali. Con una differenza sostanziale: nelle fiducie la conta sarà pubblica, nell’ultimo passaggio potrebbe invece calare il sipario del voto segreto. E così, nei corridoi di Montecitorio è già partita un’altra partita: quella per arrivare al giorno del voto sapendo esattamente chi sarà seduto al proprio posto. Anche un dito, in questa fase, può fare la differenza.
