Giuseppe Conte torna all’attacco sul caro carburanti e punta il dito contro il governo e le compagnie petrolifere. Nel mirino del presidente del Movimento 5 Stelle finiscono le riduzioni del prezzo alla pompa annunciate da alcuni operatori, definite soltanto “uno sconticino a tempo” che rischierebbe di far apparire normale un livello dei prezzi che fino a pochi mesi fa avrebbe provocato ben altre reazioni.
“La riduzione del prezzo alla pompa praticata da alcune compagnie petrolifere è solo uno sconticino a tempo”, scrive Conte sui social, sostenendo che in questo modo verrebbe anche accantonata la discussione sulla tassazione degli extraprofitti delle grandi società energetiche. Una misura che il leader pentastellato continua invece a considerare necessaria per “redistribuire le risorse” a famiglie e imprese.
Conte ricostruisce quindi l’andamento dei prezzi partendo dal carburante attorno a 1,65 euro al litro e dall’aumento delle accise sul gasolio deciso a inizio anno: “A gennaio di quest’anno arriva l’aumento delle accise sul gasolio deciso dal Governo in legge di bilancio. Poi scoppia la guerra illegale in Iran che il nostro Governo non condanna né condivide, i prezzi vanno alle stelle, i colossi petroliferi e dell’energia incassano profitti record e fuori scala”.
Da qui l’accusa al governo di non essere intervenuto con sufficiente decisione. “Noi chiediamo di intervenire per frenare i prezzi e che lo Stato sostenga gli italiani travolti dai rincari prendendo un contributo da quei mega-utili delle compagnie”, scrive il capo grillino. Per l’ex premier, invece, sarebbero arrivati soltanto “decretini inutili di Meloni”, rapidamente “bruciati” dai successivi aumenti.
Il presidente del Movimento 5 Stelle si concentra quindi sui tetti temporanei al prezzo dei carburanti introdotti da alcune compagnie. “Quindi si poteva fare. Quindi non era la fine del mondo farlo”, osserva, domandandosi perché una misura simile non sia arrivata prima. E insiste: “Ora fanno sembrare 2 euro o 2,19 euro al litro un prezzo accettabile quando fino a qualche mese fa avrebbe scatenato proteste”.
Nel mirino di Conte finisce anche la posizione espressa dal vicepremier Antonio Tajani sull’ipotesi di un prelievo sugli extraprofitti. “Tutto bene così?”, domanda il leader dei Cinque Stelle, che accusa l’esecutivo di non voler intervenire né con un tetto strutturale ai prezzi né attraverso una redistribuzione dei maggiori profitti realizzati dalle compagnie.
A pagare, secondo Conte, continuerebbero così a essere cittadini e imprese: “Chi rimane col cerino in mano è adesso in fila al distributore: non ha riavuto indietro nulla del suo stipendio bruciato per mesi e mesi o ha l’azienda in rosso per lo tsunami di questi mesi”. Il messaggio finale è anche politico: “Noi continueremo a batterci per interventi che redistribuiscano le risorse fra famiglie e imprese e frenino questa spirale di rincari. Se ci diranno ancora no, lo faremo al governo”.
