Alla fine di una lunga giornata parlamentare al Senato, con al centro la legge elettorale, Giorgia Meloni si ritiene soddisfatta per il ritorno delle preferenze, un tassello importante per l’approvazione definitiva del nuovo sistema di voto, lo Stabilicum. «Mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni - afferma sui social la presidente del Consiglio - Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d’Italia». L’inquilina di Palazzo Chigi insiste sulla questione anche perché è stata oggetto di scontro politico con il campo largo nell’aula di Palazzo Madama: «La differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no». In scia Lucio Malan, capogruppo al Senato di Fdi: «Dopo 35 anni tornano le preferenze nella legge elettorale, e questa norma è possibile grazie a Fratelli d’Italia». Esulta anche Galeazzo Bignami, presidente del gruppo parlamentare alla Camera: «Si tratta di una svolta storica e di una riforma epocale, che restituisce centralità al popolo sovrano e chiude definitivamente la stagione delle liste bloccate e dei parlamentari nominati dall’alto dalle segreterie di partito». Insomma, il centrodestra appare compatto e festoso dopo una giornata vissuta sulle montagne russe. E se l’azzurro Raffaele Nevi esalta «la capacità di sintesi della coalizione, nonostante i tentativi della sinistra di rappresentare ogni passaggio come una divisione della maggioranza», Mariastella Gelmini di Noi Moderati sottolinea come «la sinistra puntava a dividerci ma non c’è riuscita».
Per arrivare fin qui la maggioranza ha vissuto qualche ora di passione. Tutta colpa di un sub-emendamento del campo largo che tagliava i capilista bloccati e introduceva le preferenze libere. È il motivo per cui al mattino Radio Senato diffonde un bollettino da bollino rosso per la tenuta dell’esecutivo: «Maggioranza in tilt». Perché le truppe di Fdi sono favorevoli alle preferenze ma votare il sub emendamento dell’opposizione significa aprire una faglia nella coalizione di governo. Crisi dietro l’angolo. Non a caso Lucio Malan, presidente dei senatori di Fdi, chiede la sospensione della seduta perché urge un confronto all’interno della maggioranza. Evitare la crisi di governo è allora il mantra. È la ragione per cui gli sherpa del centrodestra - fra gli altri Giovanni Donzelli di Fdi - si ritrovano assieme ai capigruppo della maggioranza, per provare a trovare un punto di caduta. Presente anche la ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati. Riunione molto frizzante, confidano fonti qualificate. Alla fine però si decide di restare compatti sull’accordo siglato qualche giorno fa che prevede un mix di preferenze e capilista bloccati.
Alle ripresa dei lavori il sub -emendamento del campo largo viene bocciato: 68 voti a favore, 99 contrari. A questo punto l’opposizione accusa Meloni di incoerenza. «La presidente del Consiglio ha deciso di perdere la faccia», attacca Francesco Boccia. Dario Parrini in quota dem rilancia: «Siete passati dal tirare dritto al tirare a campare». I toni restano così fino a tarda sera. Ora però si attende solo il voto finale della legge elettorale in Senato fissato per martedì 15. Dopo il testo passerà a Montecitorio per il via libero definitivo. Andrea De Priamo, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, è fiducioso che anche alla Camera «il provvedimento avrà luce verde». L’unico rischio potrebbe presentarsi nel voto finale visto che a Montecitorio è previsto il voto segreto. Elezioni anticipate allontanate? Ne è convinto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ospite a Dritto e Rovescio su Rete4: «Ci sono cose importanti da fare, quindi credo che il governo andrà avanti».
