Gli italiani si troveranno di fronte una scheda elettorale semplice, con i capilista bloccati e un elenco tra cui scegliere (fino a un massimo di tre volte) per le preferenze.
La quota
Come spiega al Giornale il professor Antonio Noto, direttore di Noto sondaggi, la novità principale dello Stabilicum resta la quota del 42%: «Alla coalizione che raggiunge quella percentuale spetta il premio di maggioranza.
Altrimenti scatta il proporzionale puro». Cioè, qualora nessuna delle due coalizioni raggiungesse il numero magico, i partiti potrebbero decidere di accordarsi. E arrivare così a composizioni miste, un po’ com’è accaduto nella penultima legislatura, quando abbiamo assistito al governo gialloverde, a quello giallorosso e all’esecutivo guidato da Mario Draghi. «È l’incubo del pareggione», fotografa Noto.
I capilista
Il sondaggista ricorda poi come i capilista, che saranno bloccati, possano essere candidati pure nel listino previsto per il premio di maggioranza. «Se per lo schieramento vincente varranno tanto i voti ai capilista quanto le preferenze (in relazione agli eletti, ndr), per la coalizione perdente varranno quasi soltanto i capilista», spiega Noto. Il genere del capolista non influisce sull’alternanza uomo-donna.
Le preferenze
Gli elettori potranno sbarrare fino a tre preferenze. Nello Stabilicum, dopo tante discussioni, è rimasto l’obbligo dell’alternanza uomo donna. «Si potrà votare - chiarisce il professore - un uomo, una donna e un uomo o una donna, un uomo e una donna». E se un cittadino decidesse di votare solo il simbolo di un partito? «Allora il voto andrà nel quoziente totale». Cioè al capolista o anche alla lista, a seconda del numero di parlamentari eletti in quel collegio.
Premier
I cittadini troveranno sulla scheda anche il nome del candidato premier scelto dalle coalizioni. «Sì - fa presente Noto - ma è bene ricordare si tratti soltanto di un’indicazione. Il presidente del Consiglio verrà comunque scelto dal capo dello Stato».
Collegi
La legge è ancora in fase di approvazione ma le liste dipenderanno «da quanti parlamentari elegge quello specifico collegio», ricorda Noto. «Di sicuro i collegi verranno strutturati in maniera diversa tra Camera e Senato, perché per quest’ultimo la Costituzione prevede la base regionale». Le regole del gioco, però, saranno le stesse sia per Montecitorio sia per Palazzo Madama.
