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Parlamento

“Il Codice Rosso funziona bene. Ma va applicato nei tempi corretti”

La senatrice della Lega Giulia Bongiorno: “Abbiamo rafforzato le norme contro il femminicidio. Gli interventi siano immediati”

Una storia su Instagram con scritto 'Addio a tutti'. E' l'ultimo messaggio di Federico Vella, l'uomo che secondo quanto ricostruito al momento dagli inquirenti ha ucciso l'ex compagna Lorena Isceri e poi si � tolto la vita. Nella storia Instagram si legge, su sfondo nero, anche la frase 'Ti voglio abbastanza bene da non parlarti quando potrei ferirti". 3 settembre 2026. Instagram/Federico Vella + ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA + NPK

Giulia Bongiorno, avvocato e senatrice della Lega. Prima firmataria della legge che ha introdotto il «Codice Rosso» per la protezione delle donne dalla violenza.

Senatrice, i femminicidi non si fermano. L’ultimo, e cioè l’uccisione di Lorena Isceri, è stato davvero terribile. Di chi è la colpa?

«Quando un uomo uccide una donna l’unico responsabile è l’uomo. Stop».

Sembra che le donne spesso abbiano paura a denunciare. C’è sfiducia nello stato? La magistratura fa abbastanza?

«Alcune si vergognano e si ritengono responsabili, altre hanno paura di non essere credute, altre ancora finiscono per abituarsi alla violenza oppure tendono a minimizzarla o a giustificarla, senza accorgersi che spesso si verifica una vera e propria escalation. Molte, poi, non hanno fiducia nella giustizia. Forze dell’ordine e magistratura a volte lavorano in modo eccellente, altre volte invece non applicano correttamente il Codice Rosso».

Parliamo del Codice Rosso. Esattamente in cosa consiste?

«È una legge salvavita del 2019, a mia firma, per dare priorità assoluta alle donne in pericolo. È nata da un’idea di Doppia Difesa, la fondazione da me creata insieme a Michelle Hunziker, in seguito alla vicenda di Noemi Durini, uccisa a sedici anni dal fidanzato nonostante le denunce della madre. Il nome richiama il sistema adottato negli ospedali, dove si dà la precedenza ai casi più gravi e urgenti, contrassegnati appunto dal codice rosso. Come un infarto, una denuncia di violenza richiede un intervento immediato: la vittima dev’essere sentita entro tre giorni e bisogna valutare l’adozione delle misure cautelari. Se chi arriva in ambulanza non viene curato subito e bene, non è colpa dell’ambulanza».

Ha funzionato? Molti dicono che è stato inutile. Quarantadue donne uccise negli ultimi otto mesi.

«Chi dice che non funziona confonde il testo della norma con la sua applicazione. Il Codice Rosso impone tempi serrati per aiutare la donna, il problema è che non sempre questi tempi vengono rispettati. Quindi, insisto nel dire che è indispensabile il rispetto dei tempi. Aggiungo che troppo spesso si applicano misure blande: è evidente che un divieto di avvicinamento non è abbastanza per fermare un uomo aggressivo».

Lei ha ascoltato l’appello alla politica del padre di Lorena. Che effetto le ha fatto?

«Nonostante la sofferenza, è riuscito a mandare un messaggio forte e chiaro sollecitando impegno senza divisioni. In questa legislatura sono state potenziate le misure di prevenzione, è stato rafforzato il Codice Rosso e sono state introdotte misure antinquinamento delle prove. Inoltre, è stata approvata la legge che ha creato il nuovo reato di femminicidio. Ma credo sia importante agire anche per aiutare le donne a decifrare i primi segnali dell’escalation: controlli, minacce, insulti».

Sarà il caso di spiegare ai maschi che quando l’amore diventa volontà di possesso non è più amore, è il contrario esatto dell’amore.

«È ben spiegato nel reato di femminicidio. Questo reato non nasce, come qualcuno crede o finge di credere, dall’idea che la vita di una donna valga più di quella di un uomo, ma dalla gravità della spinta che porta un uomo a uccidere una donna perché la considera inferiore, incapace di decidere per sé stessa. Quante donne sono state uccise perché hanno rifiutato di instaurare, o mantenere, un rapporto affettivo?».

Il femminismo ha cambiato molte cose in Italia. Su questo piano però ha fallito. O mi sbaglio?

«Il femminismo ha avuto un ruolo decisivo nella storia delle donne, non voglio certo metterlo sotto processo. Il tema della violenza di genere va affrontato, senza divisioni, su più fronti. Una possibile ricetta è quella delle quattro P: prevenire, diffondendo tra i più giovani una cultura del rispetto e della parità; parlare, aiutando le donne a riconoscere i segnali che precedono la violenza; proteggere, intervenendo subito dopo la denuncia con misure adeguate; punire, applicando dopo processi rapidi sanzioni adeguate alla gravità del reato».

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