Pdl, Fini a Berlusconi: Lega da ridimensionare

Forse già domani il faccia a faccia. Il premier fa il primo passo: evitiamo fronti interni. Il presidente della Camera: se Bossi ottiene il Veneto alle Regionali dovrà pesare meno sull’azione di governo

Pdl, Fini a Berlusconi: 
Lega da ridimensionare

Roma - Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si vedranno domani pomeriggio, al più tardi martedì di primissima mattina visto che a ora di pranzo il premier dovrebbe essere già sull’aereo che lo porterà a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. E non sarà certo un faccia a faccia di pochi minuti, un po’ perché le incomprensioni delle ultime settimane - seppur in parte sopite - portano ancora con loro qualche strascico, un po’ perché i temi sul tavolo sono tanti e complessi. Non solo la gestione del Pdl, nel quale Fini rivendica il ruolo di «cofondatore» chiedendo che le decisioni siano condivise, e non tanto quelle che lo stesso presidente della Camera ha definito «posizioni minoritarie» (per esempio su bioetica e immigrazione), visto che per Berlusconi non sono mai state un grosso problema. Al centro del vis-à-vis, infatti, strettamente legato all’organizzazione delle strutture decisionali del Pdl c’è pure il tema dei rapporti di forza all’interno della maggioranza. Perché, questo è il ragionamento fatto più volte in privato da Fini, «non è possibile che l’azione di governo sia indirizzata e decisa per l’80% dalla Lega che alle elezioni non ha preso neanche un terzo dei voti del Pdl». Sembra quasi, sottolineava l’ex leader di An, che «i rapporti di forza tra Carroccio e Popolo delle libertà siano ribaltati».

Dal presidente della Camera, dunque, verrà certamente la richiesta di un ridimensionamento politico della Lega. O sul fronte delle candidature alle regionali 2010 o su quello dell’azione di governo. Berlusconi - che ieri ha passato la giornata ad Arcore - lo sa bene ed è pronto ad aprire la mediazione, pur con la consapevolezza che sul Veneto «il Carroccio sta puntando i piedi» e che Umberto Bossi è ormai da dieci anni il suo alleato più fedele. D’altra parte, qualche sera fa è stato proprio il Cavaliere - convinto dal pressing delle colombe, Gianni Letta su tutti - ad alzare il telefono ed aprire la porta alla distensione con Fini. Perché, pur essendo notoriamente allergico alle disquisizioni in politichese su organi statutari interni e direttivi di partito, Berlusconi è consapevole che una tregua è necessaria. «Evitiamo di aprire altri fronti, soprattutto interni», aveva detto non a caso una settimana fa in Consiglio dei ministri quando su alcuni giornali non faceva che rimbalzare l’ipotesi del «governo di emergenza». Due aspetti della stessa medaglia, almeno secondo Fabrizio Cicchitto. «Dietro Repubblica e L’Espresso - dice il presidente dei deputati del Pdl - non c’è solo De Benedetti ma una raffinata trama neocentrista dove, per non fare nomi, c’è anche Luca Cordero di Montezemolo».

Il problema, però, per Berlusconi e Fini sarà riuscire a trovare il punto di equilibrio. Perché nonostante i rapporti tra Bossi e il presidente della Camera siano ottimi sul piano personale - grazie anche alla diplomazia del capogruppo del Carroccio a Montecitorio Roberto Cota, molto stimato dall’ex leader di An - Fini resta convinto delle sue ragioni. Che è deciso a ripetere al Senatùr quando pranzeranno insieme negli uffici della presidenza della Camera forse già in settimana. Insomma, se alla fine la Lega spunterà il candidato presidente del Veneto, nell’ottica di Fini deve prepararsi a fare un passo indietro sull’azione di governo. Perché, ragiona un finiano di ferro, «non è possibile che ogni provvedimento approvato da tutto il governo lo vadano a sbandierare come una vittoria loro e solo loro». Ed è in quest’ottica che l’ex leader di An sta pensando di aprire un dibattito interno al Pdl sui temi della cittadinanza, un modo per dare un primo segnale e «aspettarne i frutti».

Insomma, gestione del partito - che significa anche condivisione delle candidature alle regionali - e non solo. Sul tavolo, infatti, ci sarà anche la riforma dei regolamenti parlamentari - a cui il Cavaliere tiene molto - che dovrebbe rendere più rapida l’approvazione dei provvedimenti del governo e snellire il lavoro della maggioranza. Un punto, questo, su cui Fini ha già dato la sua disponibilità.