Hanno "cantato" in parecchi, gli indagati della maxinchiesta Hydra sul grande patto delle cosche mafiose in Lombardia: ma sempre al sicuro, in località protette o carceri per pentiti, a tu per tu con i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. Ieri, per la prima volta, gli altri imputati - quelli che negano, quelli che non collaborano - possono sentire dal vivo la voce di un loro accusatore: William Cerbo, 43 anni, siciliano di Catania trapiantato nei territori lombardi dove i clan hanno per anni dettato legge.
Nell'aula bunker di piazza Filangieri, l'interrogatorio di Cerbo è il primo piatto forte del processo contro i 45 imputati di Hydra che non hanno scelto di limitare i danni col rito abbreviato. Per gli altri, la sentenza è già arrivata, a gennaio, ed è stata abbastanza pesante: diciotto le assoluzioni e sessantadue le condanne con pene fino a sedici anni di carcere.
Ma la vera battaglia tra accusa e difesa adesso si è spostata nel processo con rito ordinario: dove non si discuterà sulle carte, sui verbali, ma la Procura dovrà portare in aula dal vivo le sue prove, a partire dai collaboranti. Il primo è Cerbo, detto "Scarface" come un gangster d'annata, ma in realtà lontano dal clichè del mafioso vecchio stile. Cerbo è soprattutto uomo di affari e proprio per questo era prezioso per i clan, perché ne conosceva le esigenze e le dinamiche. Ha riempito verbali su verbali che la Procura finora aveva coperto di omissis. E così ieri Cerreti e Ferracane lo portano allo scoperto. Scoperto per modo di dire: parla dietro un paravento e comunque buona parte dei suoi accusati assistono da remoto, collegati in video dai carceri di massima sicurezza. È da lì che boss e gregari sentono "Scarface" ribadire e allargare le sue accuse, con voce ferma e senza più omissis.
I dettagli, le singole accuse lanciate, occuperanno diverse udienze. Già ieri però il pentito certifica la tesi fondamentale dell'accusa: l'esistenza in Lombardia di una Cupola che riuniva i capi di tutte le organizzazioni mafiose storiche - Cosa Nostra, ndrangheta e Camorra - per spartire e governare affari criminali e riciclaggio. "Posso dire di essermi trovato in mezzo alla nascita di questo sistema", dice Cerbo che indica anche data e protagonisti della nascita: anno 2019, in primo piano c'era Gaetano Cantarella, detto U' Nanu, cugino del grande capo dei Mazzei, Santo, e il beneventano Giancarlo Vestiti, uomo del clan Senese. Vestiti è rimasto a lungo ai domiciliari grazie a un certificato medico, poi la Procura ha ottenuto di metterlo in carcere. A Cantarella è andata peggio: durante un viaggio in Sicilia è sparito nel nulla. L'ultimo a vederlo vivo è stato Gioacchino Amico, anche lui oggi tra i pentiti di Hydra.
Da Cantarella a Vestiti, la Supercupola si allarga ai clan calabresi: la grande Alleanza viene sancita
nel summit al ristorante Sardinia di Inveruno del 30 giugno 2020. Da lì inizia la penetrazione nell'economia pulita: a partire, dice ieri Cerbo, dall'ortomercato di Milano e dagli affari dell'ex agente dei vip, Lele Mora.