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Perde la cricca, prevale la letteratura

Che allo Strega vinca uno scrittore-scrittore autore di un romanzo-romanzo è di per sé una notizia: evviva, speriamo sia solo l'inizio

Perde la cricca, prevale la letteratura
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Ieri il grande esoterista e scrittore Elémire Zolla avrebbe compiuto cento anni non ho letto paginoni. Al contrario, i giornali, per giorni, hanno dato spazio a Michela Murgia: anche nell'aldilà, nonostante le gerarchie, vige il favoritismo e il cattivo gusto. Sono certo che un milite lettore da ombrellone saprà tutto della Murgia senza leggerla e quasi nulla di Zolla leggetelo! , scrittore assai più bravo di lei che proprio settant'anni fa conquistava uno Strega "opera prima" con Minuetto all'inferno, romanzo pressoché impossibile da scrivere, oggi (è stato recuperato, con archeologico fasto, nel 2024, da Cliquot). Seguitemi in questa sardana ctonia: i demoni murgeschi non sono riusciti a divorare ciò che resta della letteratura italiana; Michele Mari ha vinto lo Strega perché dall'oltretomba è intervento, con cabbalistica voluttà, Elémire Zolla, un autentico arcimago. Ritorno su questa terra. Il "caso Murgia" allo Strega ha dimostrato l'irrilevanza del Premio e l'iniqua irriverenza della "cricca" che detiene le sorti editoriali della letteratura italiana. Ne sono felice. Michele Mari simpatico perché fa l'antipatico , benché sopravvalutato, è uno scrittore; I convitati di pietra (Einaudi) benché non sia un capolavoro, è un romanzo. Che allo Strega vinca uno scrittore-scrittore autore di un romanzo-romanzo è di per sé una notizia: evviva, speriamo sia solo l'inizio. Giovanni Pacchiano un panda, un paria, uno degli ultimi critici letterari in circolazione mi consiglia di sfogliare La nuova narrativa italiana: volume in due tomi curato da Giacinto Spagnoletti per Guanda. In quell'antologia è raccolto un racconto di Zolla "un uomo difficile... un grande scrittore", sibila Pacchiano , Visita angelica in via dei Martiri; spiccano testi di Fenoglio, Flaiano e Delfini, Arbasino, Silvio D'Arzo e Testori, ci sono Parise, Tobino e Pasolini. Pare la nazionale italiana ai campionati del mondo della letteratura. Era il 1958, quell'anno lo Strega andava a Dino Buzzati: i suoi Sessanta racconti si imposero su Tommaso Landolfi e Carlo Cassola. Il museo delle cere non mi piace, incensare le statue neppure: la letteratura, anche quella del passato, non è mai passatista, feconda il futuro.

Più banalmente, alcuni scrittori di ieri sono più vivi di molti scrittori di oggi, falangi di morti viventi che vivacchiano sul già detto e il già scritto, che brucano intorno a una brutta polemica per consolidare la propria rendita di posizione, politica prima che estetica. Oggi ha vinto la letteratura sui vampiri del rancore da oggi si ricominci a fare letteratura.

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