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Personaggi

Accanto a Sgarbi, che con voce flebile dice cose struggenti

La compagna del critico racconta in prima persona la degenza di Vittorio al Gemelli

Vittorio Sgarbi

La realtà è fredda e tagliente, sfida il mio sguardo curioso che cerca riferimenti ogni volta che entro nel reparto della terapia intensiva. Osservo velocemente i letti e mi accorgo che sono occupati dalle medesime persone, alcune continuano a dormire, altre cominciano a svegliarsi con il loro passato alle spalle e il futuro davanti anche se hanno bisogno di tempo vuoto, di avanzare senza fretta. Sono trascorse due settimane da quando Vittorio è stato ricoverato al Policlinico Gemelli, giornali e tivù non hanno smesso di parlarne con apprensione, io, invece, ho aspettato di poter tornare ad ascoltare lui e soltanto qualche giorno fa, con voce flebile, ma stabile, mi ha detto qualcosa di struggente e di personale e che è stato il segno più evidente di un miglioramento, certamente ancora lontano dalla meta, ma che sta avanzando ormai con una certa continuità. Il Professor Massimo Antonelli che lo ha in cura, con la sua formidabile equipe, mi appare soddisfatto e fiducioso di come stiano andando le cose, e noi ugualmente. Vittorio, forse meno, affaticato e costretto a una sosta obbligata. Mentre lo guardo così ieratico, mi arriva l’eco della sua voce e ripenso al suo spirito avventuroso, alle sfide estreme come quella della nostra unione che ci ha portato fin qui, vicini come non mai. Fu proprio per la furia e la tensione vitale che lo hanno sempre contraddistinto che, anni fa, con l’aiuto dell’amico Santino Carta, gli dedicai una mostra a Castellabate Oltre il limite. Profetico fu quel titolo! Vittorio lo aveva travalicato per arrivare, adesso, all’accettazione della sua anima. Mi guarda senza nascondere un senso di protesta mentre io, a mia volta, rivolgo lo sguardo a sua sorella Elisabetta che moltiplica con dolcezza infinita i gesti d’amore dei propri genitori, quando il padre e la madre vegliavano sulla loro vita. In questo delicato momento tocca a noi proteggerlo per impedire che ricostruzioni fasulle intorno al suo stato di salute, possano turbare la sua ripresa. Motivo per cui gli abbiamo nascosto il fatto che la sua cartella medica, contro il più elementare rispetto della privacy, è stata data in pasto ai media manipolandone il contenuto.

Però, per fortuna, la televisione ci regala altre immagini che riportano i pensieri altrove. Basta guardare Papa Leone arrivare al Gemelli, con la sua luce interiore e il sorriso contagioso, come se fosse lui a portare conforto agli altri, mentre affronta la propria preoccupazione con una fiducia e una semplicità disarmante. Quel sorriso teniamocelo vicino perché tutti abbiamo bisogno della sua scintilla vitale. È la seconda volta che Vittorio si trova al Policlinico Gemelli contemporaneamente a un pontefice e voglio pensare che sia un modo di Dio di manifestarsi con lui e fargli luce. La prima fu con Papa Francesco; adesso con Leone XIV, la cui umanità conferma la forza di voler continuare a sostenere il mondo. Nessuno si aspettava che Papa Prevost si potesse ammalare di cancro, come se Dio non avesse voluto che fosse un essere umano alla nostra stessa stregua. Ma Leone non ha scelto questo nome per caso, ritornerà più forte di prima. E così, mi auguro, Vittorio.

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