La cooperazione internazionale, poi l’irruzione nella politica italiana con il Movimento 5 Stelle, gli anni trascorsi alla Camera e infine il ritorno sulla strada, questa volta da reporter. La storia di Alessandro Di Battista è quella di uno dei protagonisti della prima stagione grillina, diventato in pochi anni uno dei volti più riconoscibili del Movimento per poi scegliere di abbandonarlo nel momento della svolta che avrebbe portato i 5 Stelle a sostenere Mario Draghi.
Nato a Roma il 4 agosto 1978, cresce in una famiglia con la politica già dentro casa. Il padre Vittorio è stato consigliere comunale nelle file del Movimento Sociale Italiano. Alessandro seguirà però inizialmente una strada diversa. Dopo il liceo scientifico si iscrive al Dams di Roma Tre e si laurea con lode nel 2004. Quattro anni più tardi consegue alla Sapienza un master in Tutela internazionale dei diritti umani.
Lavora come cooperante in Guatemala, occupandosi di comunità indigene, e poi in Congo, dove segue progetti legati all’istruzione. Collabora con realtà come il Consiglio italiano per i rifugiati e la Caritas. In Sudamerica attraversa numerosi Paesi del continente, esperienze dalle quali nasceranno i suoi primi reportage e lavori editoriali.
L’ascesa con il Movimento 5 Stelle
L’incontro con il mondo di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio cambia la traiettoria. Alessandro comincia a collaborare con il blog di Grillo e aderisce al Movimento 5 Stelle, diventandone uno dei principali riferimenti nel Lazio. Alle politiche del 2013 viene eletto deputato. Ha 34 anni e appartiene alla generazione che porta per la prima volta in massa il M5S dentro il Parlamento. Alla Camera entra nella Commissione Affari esteri, della quale sarà anche vicepresidente. Nel mentre: Comizi, piazze, dirette e tour lo trasformano rapidamente in uno dei volti più popolari del Movimento. Nel 2014 Grillo lo inserisce nel direttorio chiamato a guidare politicamente i Cinque Stelle. Nel 2016 attraversa l’Italia in scooter per sostenere il No al referendum costituzionale di Matteo Renzi. L’anno successivo arriva invece una scelta destinata a distinguerlo da molti compagni di partito, annuncia che non si ricandiderà alle politiche del 2018.
Resta comunque uno dei protagonisti della campagna elettorale che porterà il partito ancora ad un ottimo risltato, oltre il 32 per cento.
La rottura sul governo Draghi
La rottura avviene soprattutto perché continua a opporsi a un’alleanza strutturale tra Movimento e centrosinistra. Proprio per queste ragioni prende una posizione netta e se ne va quando il suo M5s sceglie l’unione con Mario Draghi.
Nel 2023 partecipa invece alla nascita dell’associazione Schierarsi, della quale diventa vicepresidente, impegnandosi in campagne sulla sanità pubblica, contro l’invio di armi all’Ucraina e a favore del riconoscimento dello Stato palestinese.
Il ritorno ai reportage
Si torna in qualche modo alle origini, comincia a collaborare stabilmente con Il Fatto Quotidiano, realizzando reportage da numerosi Paesi: dagli Stati Uniti al Messico, dall’Iran alla Bolivia, fino alla Russia e all’America Latina. Dal 2022 è inoltre presenza abituale come opinionista a DiMartedì su La7.
Guerre e politica internazionale diventano ilfulcro della sua attività, negli ultimi anni porta anche a teatro spettacoli dedicati a Julian Assange e ai conflitti in Ucraina e nella Striscia di Gaza. Parallelamente continua l’attività editoriale e tra i lavori più recenti ci sono: Scomode verità, Democrazia deviata e La Russia non è il mio nemico.
Forse scopre di esser sempre stato destinato a stare lontano dai palazzi e spesso lontano dall’Italia, tra viaggi, reportage e politica internazionale. Una dimensione che Di Battista non ha mai davvero abbandonato, neppure negli anni in cui era diventato uno dei politici più riconoscibili del Paese.
