Un euro. E’ questo l’importo che il tribunale di Parigi ha accordato come risarcimento a Kim Kardashian per la rapina milionaria subita nel 2016 in un hotel di Parigi. Nessuno sbaglio, nessuna beffa. La somma – un dollaro e 17 cent - era stata chiesta dall’imprenditrice americana come cifra simbolica a riconoscimento del trauma subito dieci anni fa.
A un anno e mezzo di distanza dall’inizio del processo civile, i giudici francesi hanno accolto la richiesta avanzata dai legali di Kim Kardashian lo scorso maggio, quando l’imprenditrice statunitense testimoniò in aula parlando della drammatica rapina a mano armata, di cui fu vittima insieme all’amica stilista Simone Harouche – anche lei risarcita con un euro – mentre alloggiavano presso l’Hotel de Pourtalès.
La rapina in hotel nel 2016
Il 6 ottobre 2016 Kim Kardashian si trovava a Parigi per la Fashion Week. Alloggiava insieme all’amica Simone Harouche all’Hôtel dePourtalès, quando una banda armata composta da otto persone fece irruzione nella sua suite. Venne legata a mani e piedi, minacciata con una pistola e rinchiusa in bagno mentre i malviventi portano via gioielli e oggetti preziosi per un valore di quasi dieci milioni di dollari, compreso l’anello di fidanzamento da 4 milioni di dollari regalatole dall’allora marito Kanye West. Subito dopo la fuga dei rapinatori l’imprenditrice riuscì a liberarsi e dopo aver chiesto aiuto all’amica Simone, che alloggiava nella suite accanto, denunciò l’accaduto. Sei ladri furono rintracciati dalle autorità francesi e finirono a processo con condanne dai due agli otto anni di carcere.
Le parole sul risarcimento
Dieci anni dopo anche l’ultimo procedimento, quello civile, si è concluso. Con una nota congiunta pubblicata sul sito People, Kim Kardashian e Simone Harouche hanno ringraziato i giudici e hanno spiegato i motivi dietro a l’esigua richiesta di risarcimento: “Siamo grate al sistema giudiziario francese per averci riconosciute come vittime dei terribili eventi accaduti a Parigi nel 2016. L’esperienza è stata profondamente traumatica e il suo impatto ci ha segnato profondamente”, hanno aggiunto i due. “La decisione di oggi non riguarda il risarcimento, ma la responsabilità e il riconoscimento. Siamo grati alla Corte e a tutti coloro che ci hanno sostenuto durante questo processo e speriamo ora di poter guardare avanti e continuare il nostro percorso di guarigione”.
