Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:19
Personaggi

Morto Enzo Bianchi, il monaco fondatore della comunità di Bose. Aveva 83 anni

Una vita dedicata alla ricerca spirituale, alla scrittura e all’incontro con l’altro, anche oltre i confini della Chiesa. Negli ultimi anni aveva continuato a scrivere e a incontrare persone, senza rinunciare alla sua idea di comunità e di fraternità

"Con l'audio Francesco ha evitato di trasformarsi in un santino"

Si è spento all’età 83 anni Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. Il monaco è morto questa mattina, 1 settembre, all’ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato. Negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate a causa di uno scompenso renale che lo aveva portato in coma metabolico. Dopo l’allontanamento da Bose, aveva ricominciato ad Albiano d’Ivrea con la Casa della Madia.

La nascita di Bose

Enzo Bianchi era nato a Castel Boglione, nell’Astigiano, il 3 marzo 1943. Dopo gli studi alla Facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino, nel dicembre 1965 aveva scelto di ritirarsi a Bose, una frazione abbandonata del Comune di Magnano, sulla Serra d’Ivrea, con l’intenzione di dare vita a una comunità monastica. Aveva iniziato vivendo da solo, ma nel 1968 erano arrivati i primi fratelli e sorelle. Tra loro c’erano anche persone appartenenti a diverse confessioni cristiane. Bianchi aveva scritto la regola della comunità e ne era stato priore dalla fondazione fino al 25 gennaio 2017. Era poi diventata negli anni un punto di riferimento per la vita monastica, la ricerca biblica e l’ecumenismo. La comunità aveva fatto della preghiera, dello studio della Scrittura, del lavoro e dell’accoglienza gli elementi centrali della propria esperienza, aprendosi anche al confronto con uomini e donne di confessioni diverse. Bianchi aveva inoltre contribuito alla nascita delle Edizioni Qiqajon, fondate nel 1983 insieme ad alcuni fratelli e sorelle della comunità, dedicate alla pubblicazione di testi di spiritualità biblica, patristica, liturgica e monastica.

Un ponte tra la Chiesa e il mondo

Il rapporto con la Chiesa e il dialogo ecumenico avevano accompagnato per decenni il percorso di Bianchi. Aveva partecipato a importanti appuntamenti ecclesiali e aveva collaborato con diversi pontefici. Nel 2004 aveva fatto parte della delegazione inviata da Giovanni Paolo II a Mosca per consegnare al patriarca Aleksij II l’icona della Madre di Dio di Kazan. Benedetto XVI lo aveva poi nominato esperto ai Sinodi dei vescovi sulla Parola di Dio, nel 2008, e sulla nuova evangelizzazione, nel 2012. Dal 2014 al 2019 era stato inoltre consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Papa Francesco lo aveva nominato uditore al Sinodo sui giovani del 2018. Nel dicembre 2023 Francesco lo aveva ricevuto in udienza. L’incontro era avvenuto dopo anni difficili per Bianchi, ormai lontano dalla comunità che aveva fondato. Nel 2024 era tornato al centro del dibattito con il libro “Fraternità”, pubblicato da Einaudi. Il volume affrontava il tema della convivenza e della necessità di recuperare legami e responsabilità reciproche. Papa Francesco ne aveva firmato la prefazione, definendo la fraternità “la vocazione dell’umanità”.

La dolorosa separazione da Bose

La parabola di Bianchi era stata segnata anche dalla rottura con la comunità che aveva fondato. Nel gennaio 2017 aveva lasciato l’incarico di priore, rimanendo comunque a Bose. Nel maggio 2020 la Santa Sede aveva chiesto il suo allontanamento dalla comunità per un periodo indeterminato, nell’ambito di un percorso finalizzato al rilancio della vita comunitaria. Dal giugno 2021 Bianchi viveva quindi in un luogo distinto da Bose. La separazione aveva rappresentato una frattura profonda. Nel 2023, parlando alla Rai del nuovo percorso che stava per intraprendere, Bianchi aveva riconosciuto: “Sì, è una sconfitta, il mio progetto ha avuto un rifiuto”. Aveva però scelto di non fermarsi e di continuare la propria esperienza monastica.

Il nuovo inizio

Ad Albiano d’Ivrea, nel Torinese, Bianchi aveva dato vita alla Casa della Madia, una nuova fraternità monastica nella quale condividere la vita quotidiana, il lavoro e la preghiera. La vita comune era iniziata ufficialmente il 2 luglio 2023. Il progetto prevedeva una quotidianità semplice, fatta di lavoro manuale, cura della terra, accoglienza e momenti di preghiera e riflessione. “Ho seguito la mia vocazione monastica, non ho tirato i remi in barca e ho costruito un nuovo inizio”, aveva spiegato Bianchi alla Rai. E ancora: “Dobbiamo riprendere le cose abbandonate, faremo una vita fedele alla semplicità, lavoreremo con le nostre mani la terra. E accoglieremo tutti, senza escludere nessuno”. La nuova esperienza non voleva essere una ricostruzione di Bose. Bianchi aveva scelto di continuare il proprio cammino in una comunità più piccola, mantenendo al centro la vita condivisa e l’accoglienza.

Gli ultimi anni tra libri e incontri

Anche dopo gli 80 anni Bianchi aveva continuato a scrivere, tenere incontri e confrontarsi con il pubblico. Nel novembre 2024, in un’intervista alla Radiotelevisione svizzera, aveva parlato della vita alla Casa della Madia e del suo libro “Fraternità”, spiegando il significato che attribuiva alla vita comune e alla necessità di ricostruire rapporti umani in una società sempre più segnata da divisioni e conflitti. Nel febbraio 2026 era tornato a parlare pubblicamente durante il ritiro di Quaresima alla Madia, dopo un periodo segnato da problemi di salute e da una degenza ospedaliera. Quasi 150 persone avevano partecipato all’incontro. La sua attività non si era quindi fermata con l’addio a Bose. Fino agli ultimi mesi aveva continuato a incontrare persone e a riflettere sui temi che avevano attraversato tutta la sua vita: la fede, la comunità, l’accoglienza e il rapporto con l’altro.

L’eredità di un monaco anticonformista

Monaco e saggista, autore di numerosi libri, Bianchi aveva costruito in oltre mezzo secolo una figura capace di superare i confini degli ambienti ecclesiastici. Il suo percorso aveva unito vita monastica, studio della Bibbia, ecumenismo e confronto con la società contemporanea. Tra i temi ai quali aveva dedicato gli ultimi anni c’era soprattutto quello della fraternità. Nella prefazione al suo libro, Papa Francesco aveva scritto: “Senza la fraternità, l’uguaglianza e la libertà resteranno sempre valori minacciati, deboli e facilmente contraddetti”. È una parola che riassume anche il percorso della sua vita; dalla solitudine scelta a Bose nel 1965 alla nascita della comunità, fino al nuovo inizio della Casa della Madia dopo la dolorosa separazione.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.