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Personaggi

Su Teocoli risate poco adeguate

Il problema è che mentre Teocoli si confessava, il pubblico rideva

"Grazie per avermi aiutata ad essere la donna che sono". A Domenica In Teo Teocoli si commuove dopo la lettera della moglie

Domenica sera Teo Teocoli è andato a farsi garbatamente scandagliare in tv dal morbido Fabio Fazio. Un Teocoli magro, affaticato, senza la sua consueta carnagione vacanziera da cartone da imballaggio. E infatti ha parlato della malattia che lo ha colpito a Ibiza dove oggi vive, della fatica, del tempo che passa e presenta il conto. E mentre si raccontava ci siamo resi conto di qualcosa che strideva. Come se la scena fosse inquadrata male, le telecamere puntate storte o le luci orientate altrove. Invece era tutto televisivamente a posto. Il problema è che mentre Teocoli si confessava, il pubblico rideva. Una risata d’abitudine, ignara del racconto, non sintonizzata sull’empatia delle parole e del momento. Non stavano ridendo di lui, e neppure di ciò che faticosamente condivideva. La gente rideva perché, per decenni, l’attore ci ha insegnato a riconoscere in ogni sua smorfia, in ogni esitazione, in ogni pausa, il principio di una gag. E il pubblico, noi tutti, siamo rimasti seduti davanti a quel riflesso condizionato. Lui raccontava le sue fragilità e loro, noi, sentivamo ancora l’eco della risata di ieri, senza accorgerci che il tempo aveva cambiato la scena. Che la vita aveva spostato le quinte. Non era una risata malvagia, era piuttosto un automatismo affettivo.

Ridevano perché lo hanno sempre associato alla leggerezza e perché non si sa bene come comportarsi quando un uomo che ci ha fatti sbellicare per anni ci mette davanti alla propria vulnerabilità. La risata arriva prima della comprensione, qualche volta anche prima della coscienza. E la sottile, involontaria crudeltà si accomoda proprio lì. Non perché si vuole ferire ma perché non ci si accorge di stare ancora applaudendo a uno spettacolo che non c’è più. La tv ha memoria della maschere, meno delle persone. E invece, ogni tanto, il tempo cambia scena senza avvisare il pubblico. Allora il gesto più difficile non è più comprendere quando ridere a una battuta, ma capire quando è il momento di smettere.

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