Il pianeta verde visto dai Momix

Eppur, si muove. È la natura vegetale, immaginata, sognata e ricreata dalla straordinaria visionarietà di Moses Pendleton, coreografo statunitense celebre in tutto il mondo per le suggestive creazioni teatrali realizzate con la compagnia dei «Momix». La sua ultima avventura visiva si intitola infatti Bothanica, ed è un omaggio al variopinto mondo della natura. Lo show torna in Italia dopo il debutto al Toniolo di Mestre a fine gennaio 2009, in anteprima mondiale, e all’EuropAuditorium di Bologna il mese successivo, «prima» ufficiale», per poi trasferirsi in maggio al Joyce Theatre di New York e a giugno a Santiago del Cile.
Lo spettacolo creato dal maestro americano gioca come di tradizione sul filo della commistione tra realtà e immaginazione, proponendo un viaggio tra natura e fantasia. Danza, atletica, puro illusionismo: la «firma» autorale di Pendleton e dei suoi «Momix» esplode in tutta la sua spettacolarità nello show, interpretato da un cast internazionale di dieci danzatori (tra cui anche gli italiani Simona Di Tucci e Donatello Iacobellis) e corredato da «presenze» imprevedibili, strane creature preistoriche, esplosioni di colori e di movimenti, in un intreccio tra oggetti ed esseri umani. Un segreto ormai ben conosciuto dal pubblico attento alla storia di questo gruppo di ballerini-illusionisti, da oltre 25 anni sulla cresta dell’onda.
Da sempre vicino ai temi ecologici (Momix è il nome di un mangime per bovini) Moses Pendleton con Bothanica sembra suggerire la scoperta di un nuovo rapporto tra uomo e natura: una comunione quasi «olistica» che rimanda a culture estranee al tecnologico e razionalistico occidente. A dire il vero, di questi tempi il coreografo d’oltreoceano non è il solo, basti vedere le realtà immaginate dal regista James Cameron nel suo kolossal visionario cinematografico «Avatar». Per dirla senza troppi fronzoli, la morale dello spettacolo sembra essere questa: facciamo la pace con il pianeta. Soprattutto, con il suo lato più nascosto, quello dei vegetali: entità che vivono nella loro apparente immobilità, e che non comunicano se non attraverso il proprio ciclo vitale o la propria sofferenza.
«Mi sono ispirato per prima cosa alla musica di Antonio Vivaldi e al suo ciclo della Quattro Stagioni» ha spiegato Moses Pendleton. Lo spettacolo - della durata di due ore più intervallo - è suddiviso in due parti: Winter Spring,un gioco di parole che, in inglese, può significare sia «inverno-primavera» che «lo slancio dell’inverno» e Summer Fall",anche in questo caso due possibili significati: «estate-autunno», ma anche «la caduta dell’estate». Le coreografie sono il risultato di elaborati giochi ottici nel quale si incastonano numeri di pura «modern dance». A dare ritmo e sonorità ai quadri di Pendleton, un alternarsi incessante di suoni (ben 35 fonti sonore) e musiche contemporanee, da Peter Gabriel a Delirium, da Brent Lewis ad Azam Ali.
«Questa è l'essenza dei “Momix” - spiega ancora Pendleton - Si vede un fiore in un uccello, un essere umano in una roccia, una donna in un uomo. Bisogna usare fantasia, immaginazione, creatività. Nei nostri spettacoli cerchiamo di provocare quella che chiamo “optical confusion”: un modo per eccitare i nervi del cervello e stimolare la creatività».
Questa sera al Teatro Nuovo, ore 20.45, ingresso 45-25 euro, info 02/79.40.26

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