Il piano anti graffitari di Cofferati: multe salate e un anno di carcere

Il comune di Bologna lancia l’operazione «muri puliti». Stanziati 170mila euro

da Bologna

Multe certe, da 50 a mille euro, a seconda che si tratti di sanzioni amministrative o penali, e la contestazione di reati come il denneggiamento di edifici storici che prevede condanne fino a un anno di reclusione per chi imbratta i muri di Bologna. E poi una campagna di lavaggio a tappeto dei muri, partendo dal cuore del centro storico, per cui il Comune ha stanziato 170mila euro.
È l'operazione muri puliti lanciata ieri dal sindaco Sergio Cofferati contro writers e graffitari, l'ultima emergenza degrado individuata dal sindaco-sceriffo. A differenza di quanto accaduto per i lavavetri a Firenze, però, non ci saranno provvedimenti ad hoc e nemmeno il divieto di vendita delle bombolette agli under 18: «Ci sarà una intensificazione delle azioni contro chi imbratta i muri - ha confermato Cofferati -: più controlli di vigili urbani in accordo con le forze dell'ordine e la rigidissima applicazione delle sanzioni esistenti». Ma se dal piano sicurezza del ministro dell'Interno Giuliano Amato arriveranno nuovi strumenti repressivi, Bologna è pronta a recepirli: «Se altra strumentazione verrà resa disponibile - ha detto il sindaco - la utilizzeremo di buon grado. Quella di Amato è una decisione apprezzabilissima - ha aggiunto Cofferati - ma è arrivata in queste ore. Noi su questo fronte ci stiamo lavorando da settimane».
Per il momento, chi verrà trovato all'opera con bombolette e pennarelli su edifici pubblici sarà multato e denunciato d'ufficio; se i muri imbrattati sono di privati, il Comune si impegna a sostenerne l'azione in giudizio. Perché, ha spiegato Cofferati, «non siamo di fronte a nuove espressioni artistiche» ma a un fenomeno «che aumenta la percezione del degrado nei cittadini». Per i pochi graffitari-artisti, invece, il Comune ha individuato alcune zone da assegnare tramite bando alle associazioni interessate. La pulitura delle scritte comincerà dal ghetto ebraico di Bologna, al centro della cittadella universitaria, una delle zone più colpite dai writers, dove qualche mese fa comparvero anche delle scritte ingiuriose («terrorista è lo Stato») proprio di fronte all'abitazione della famiglia di Marco Biagi, ucciso dalle Br sotto casa nel 2002. E se è questo genere di scritte a preoccupare di più i magistrati, la Procura di Bologna avanza invece qualche dubbio sull'efficacia dell'applicazione del codice penale contro chi «firma» i muri: «L’arresto è facoltativo e a discrezione di carabinieri a poliziotti - fanno sapere dalla Procura -.

E nei casi di solo imbrattamento e deturpamento, non è consentito». Insomma, al di là della guerra lanciata da Cofferati, per il procuratore capo Enrico Di Nicola «bisognerà valutare caso per caso a seconda del danno e del pericolo per la collettività».

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