Piano casa, il Comune mette i paletti Da Lambrate a Qt8 ecco tutti i divieti

Pronta una delibera con prochi incentivi ma ricca di vincoli. "Così saranno garantiti gli incentivi che servono a Milano"

Piano casa, il Comune mette i paletti 
Da Lambrate a Qt8 ecco tutti i divieti

Difficile per i milanesi, oltre che costoso, ricorrere alle agevolazioni del piano casa, la legge speciale voluta dal governo Berlusconi per rilanciare l’economia attraverso gli ampliamenti delle case. Spiega l’assessore all’Urbanistica, Carlo Masseroli: «Non intendiamo fare lo sconto sugli oneri di urbanizzazione perché i proventi degli oneri di urbanizzazione ci servono per migliorare gli spazi pubblici e garantire gli investimenti di cui Milano ha bisogno».
Incombono su Palazzo Marino i problemi di bilancio e si tratta di parecchio denaro: per l’edilizia residenziale gli oneri viaggiano intorno ai 185 euro al metro quadrato. Il governo aveva proposto uno sconto fiscale del 50 per cento. La Regione, nella sua legge attuativa, ha messo un limite del 30 per cento allo sconto, delegando ai Comuni se e in quale misura applicarlo. Palazzo Marino, per far quadrare i conti, intende azzerarlo del tutto.
Masseroli porterà venerdì in giunta una delibera di applicazione del piano che si annuncia priva di incentivi e ricca di vincoli. Alla fine gli interventi di ampliamento non coinvolgeranno la gran parte delle abitazioni e delle zone previste dal provvedimento iniziale del governo, ma toccheranno soprattutto sottotetti e seminterrati, periferie e semiperiferie, cascine nelle aree parco. Sono infatti inclusi negli interventi gli immobili presenti nelle aree di parco (a meno che non siano riserve protette), previa autorizzazione della Commissione paesaggio della Regione.

Sono invece esclusi dalle possibilità di ampliamento i centri storici ma anche le aree “industriali” come Lambrate e Affori, ovvero larghe zone delle città in cui un tempo sorgevano fabbriche ormai dismesse ma che oggi si sono riconvertiti a fini residenziali. Nei vecchi piani regolatori, però, sono classificate “I”, ovvero industriali, e ciò blocca gli interventi. «Siamo stati costretti a escludere le aree industriali per decisione della Regione - spiega Masseroli -. Il Pirellone ci ha fornito un’interpretazione della norma per cui non abbiamo avuto la possibilità di operare diversamente». Saranno definite ulteriori limitazioni specifiche. Come dice lo stesso Masseroli, «questa legge avrà pochissimi effetti su Milano perché si trova a operare in un territorio pieno di condomini». Sarà impossibile operare nei «contesti urbani consolidati», non solo nel centro storico della città ma in tutti i quartieri nei quali sorgono gruppi di case di interesse storico o architettonico. Spiega Masseroli: «Stiamo individuando aree della città, ambiti paesaggistici riconoscibili, in cui non si potrà intervenire». Divieti al QT8, in via Feltre (esempio di architettura storica moderna) e in altre aree in discussione, come le ex case dei ferrovieri di via Lincoln. Ci sono infine le case di edilizia residenziale pubblica e convenzionata. La legge regionale consente l’ampliamento di volume del 40 per cento. Il Comune di Milano intende autorizzare i lavori solo se all’interno di un processo di demolizione e ricostruzione. Si discute di ampi interventi nella zona di Molise Calvairate, che consentirebbero di spostare l’Ortomercato all’interno dei confini di Milano, ma più vicino alle tangenziali. Tra le novità la possibilità di ricostruire su una superficie diversa da quella dell’edificio demolito. Come sostiene l’assessore Masseroli, «è molto importante poter andare fuori sagoma, perché toglie rigidità a un sistema che presenta grossi vincoli». Masseroli spiega lo spirito «anticemento» del piano: «La legge punta a costruire soltanto laddove è già costruito, evitando di toccare aree verdi e spingendo sul risparmio energetico. Non aggiungeremo ulteriori vincoli a centro storico e aree parco». Nel centro storico non è possibile ampliare, ma lo sarà abbattere e ricostruire palazzi ampliando, previa autorizzazione della Commissione paesaggio della Regione. È la legge regionale ad autorizzare la possibilità di demolire e ricostruire gli edifici del centro storico e dei nuclei di antica formazione «non coerenti con le caratteristiche storiche, architettoniche, paesaggistiche e ambientali». Insomma, potranno essere abbattuti e ricostruiti i palazzi giudicati brutti e fuori contesto dal Pirellone.