Pirelli torna all’antico: via libera allo scorporo dell’immobiliare

Pirelli & C. rinuncia al controllo di Pirelli Real Estate e avvia un’operazione di separazione che porterà a una maggiore autonomia delle due realtà: da un lato la capogruppo potrà concentrarsi sugli pneumatici ed essere percepita da investitori e analisti come una società prettamente industriale, confrontandosi meglio con i concorrenti; dall’altro l’ex controllata immobiliare sarà più libera di agire sul mercato, anche attraverso alleanze, e, con un flottante che salirà al 60% diventerà virtualmente contendibile. L’operazione, già anticipata, a grandi linee nei giorni scorsi, e deliberata ieri dal cda di Pirelli, per gli azionisti avverrà in termini neutrali: i soci Pirelli & C. (che oggi controlla il 58%) riceveranno un’azione RE per ogni azione Pirelli posseduta, mentre il valore dello scorporo sarà sottratto dal capitale sociale dell’ex controllante. Le azioni della RE perderanno il valore nominale e saranno raggruppate nel rapporto di undici a una. Per la «nuova» Pirelli Re è previsto un patto di sindacato che vincolerà poco meno del 30% del capitale (onde evitare obblighi di lanciare un’Opa che in questo contesto non avrebbe senso): le trattative sono in corso ma dovrebbero restarne fuori Premafin, Allianz e Simpar.
Nella società entreranno due soci di grande peso: Unicredit e Mediobanca. Verseranno 10 milioni ciascuno in conto aumento di capitale (di cui ha delega il cda) per una quota leggermente superiore al 2%. Mediobanca non è esposta verso Pirelli RE, Unicredit invece partecipa con 100 milioni al consorzio di banche che ha in essere un finanziamento da 320 milioni. Il nuovo profilo «stand alone» della società ha indotto le banche creditrici a confermare le linee di credito per complessivi 430 milioni, con scadenza media di 24 mesi, cui si aggiunge un finanziamento già in essere concesso da Pirelli & C. per 150 milioni. A breve, confermando un nuovo corso del tutto estraneo a quello della casa-madre, Pirelli RE cambierà anche la propria denominazione sociale: quasi un taglio ombelicale. Due le interpretazioni possibili: quella maligna vede nel cambio di nome di una società un’interruzione con la sua memoria storica, operazione che spesso avviene per «far dimenticare» anche le perdite azionarie pregresse; quella positiva, sottolineata dalla società, preferisce vedere la valorizzazione di un proprio marchio autonomo. Da notare, comunque, che il nome Pirelli RE era concesso in licenza dalla capogruppo, che per il suo utilizzo riceveva royalties calcolate in percentuale sui ricavi: lo scorso anno sono state di circa 2,5 milioni, che ora saranno risparmiati. Il nuovo corso della società è stato varato con grande tempistica con i risultati, che nel primo trimestre del 2010 è tornato al pareggio, anzi, a un leggerissimo utile (0,4 milioni rispetto alla perdita di 15,8 milioni dello stesso periodo dello scorso anno). Erano sette trimestri che i conti chiudevano in rosso. Va osservato anche che il business della società, con la crisi, è cambiato: da «asset company» a «service company», ovvero, in parole povere, da immobiliarista ad amministratore di condominio.
Anche la capogruppo Pirelli & C. ieri ha diffuso i dati relativi al primo trimestre 2010, che si è chiuso con utile netto complessivo di gruppo a 38,9 milioni da 1,1 milioni del primo trimestre 2009. Il risultato operativo si è attestato a 91,7 milioni, rispetto ai 46,8 milioni del primo trimestre 2009, i ricavi a 1.212 milioni da 1.043 milioni. La posizione finanziaria netta è passiva per 678,4 milioni. Il gruppo ha rivisto al rialzo il target sui ricavi consolidati 2010, portandolo a quota 4,9-5 miliardi di euro. Lo si legge in una nota della società, nella quale si precisa che la scelta di migliorare gli obiettivi è legata «al buon andamento di Pirelli Tyre». In precedenza la Bicocca stimava il fatturato a quota 4,7-4,8 miliardi di euro. Il gruppo prevede un utile ante imposte (Ebit) pari almeno al 6,5%, confermando peraltro l’obiettivo di mantenere la posizione finanziaria netta passiva in 700 milioni di euro.

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