La polemica di Dziwisz, segretario di papa Wojtyla: "Dalla croce non si scende"

Il cardinale di Cracovia ringrazia il Santo Padre: "Ha guidato la Chiesa con saggezza". Ma lo critica: "Dalla croce non si scende"

Il neo cardinale Stanislaw Dziwisz arcivescovo di Cracovia dopo l'imposizione della berretta rossa cardinalizia
Il neo cardinale Stanislaw Dziwisz arcivescovo di Cracovia dopo l'imposizione della berretta rossa cardinalizia

"Papa Wojtyla decise di restare sul Soglio pontificio fino alla fine della sua vita perché riteneva che dalla croce non si scende". A poche ore dall'annuncio di papa Benedetto XVI di lasciare il Soglio di San Pietro, il cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II fino alla sua morte nell’aprile 2005, ha espresso le proprie perplessità ricordando che sulla decisione di rimanere alla guida della Chiesa nonostante la malattia Giovanni Paolo II si consultava anche con il cardinale Jozeph Ratzinger, suo stretto collaboratore.

"Capisco la motivazione del Papa Benedetto XVI che guidava la Chiesa con grande saggezza e ponderatezza", ha detto il cardinale di Cracovia che, in conferenza stampa, ha ringraziato il Santo Padre per i suoi sforzi mirati a rinnovare la vita della Chiesa. L'ex portavoce della sala stampa vaticana Joaquim Navarro-Valls ha tuttavia precisato che, come Benedetto XVI, anche Paolo VI e Giovanni Paolo II pensarono di lasciare il pontificato. Entrambi scrissero una lettera ai cardinali delegando a loro la decisione "nel caso in cui non avessero più avuto la forza fisica di continuare". In questo caso, invece, Benedetto XVI ha deciso da solo. "L’idea che un papa non si dimette è sbagliata - ha detto Navarro-Valls - è un tema previsto in modo specifico dal diritto canonico". Al di là della velata critica di Dziwisz, la Chiesa ha ringraziato con forza il Santo Padre. "Con questo gesto, tanto imponente quanto imprevisto, il Papa ci testimonia una tale pienezza nel rapporto con Cristo da sorprenderci per una mossa di libertà senza precedenti, che privilegia innanzitutto il bene della Chiesa", ha commentato don Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, sottolineando come Pontefice abbia dimostrato a tutti di "essere totalmente affidato al disegno misterioso di un Altro". Dall'Italia un forte plauso è arrivato anche dall'arcivescovo di Milano Angelo Scola ("Decisione per il bene della Chiesa"), l'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ("Ha sostenuto il cammino dei credenti") e l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia ("Sento un grande vuoto").

"Molti devono riconoscere che è stata una decisione di grande coraggio e di lucidità di mente e azione", ha dichiarato il capo della chiesa cattolica di Inghilterra e Galles, l’arcivescovo Vincent Nichols, riconoscendo al Santo Padre di conoscere bene le sfide che deve fronteggiare la Chiesa e la forza che viene richiesta per guidarla. "Le dimissioni sono un nuovo segno della sua grande sollecitudine per la Chiesa", ha commentato l’arcivescovo di New York Timothy Dolan, a capo della Conferenza episcopale degli Stati Uniti. "Siamo tristi per le dimissioni - ha spiegato Dolan - ma riconoscenti per gli otto anni in cui ha diretto la Chiesa con abnegazione". Un vivo apprezzamento è arrivato anche dal metropolita Ilarione, capo del dipartimento per le Relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, ricordando come "la guerra alla dittatura del relativismo" avesse reso poco popolare Benedetto XVI agli occhi di politici laicisti e giornalisti. Stesse parole di vicinanza sono state espresse dal capo rabbino della comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni ricordando "la volontà positiva di confronto e di costruzione".

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