Christine Lagarde (in foto) potrebbe preparare il trasloco da Francoforte a Ginevra. La presidente della Bce sarebbe infatti tra i nomi in corsa per assumere nel 2027 la guida del World Economic Forum. Secondo la Neue Zürcher Zeitung, durante una recente riunione del Consiglio del Wef nei pressi di Ginevra, Lagarde sarebbe stata indicata come «potenziale candidata» alla presidenza e avrebbe ringraziato i membri del board per la fiducia, dichiarandosi «pronta a servire». Il Consiglio non avrebbe però deciso né i tempi dell’eventuale passaggio di consegne né concluso formalmente il processo di selezione. Larry Fink, numero uno di BlackRock, e André Hoffmann, vicepresidente di Roche, dovrebbero comunque restare alla guida del Forum almeno fino all’appuntamento di Davos del gennaio 2027. Un gruppo ristretto di membri del board, tra cui l’ex presidente della Banca nazionale svizzera Philipp Hildebrand, avrebbe inoltre il compito di verificare se esistano resistenze alla candidatura della presidente della Bce.
Per Lagarde si tratterebbe di un approdo tutt’altro che sorprendente. Fa parte del board del Wef da oltre 18 anni e sarebbe stata a lungo considerata dal fondatore Klaus Schwab una figura adatta a raccoglierne l’eredità. Più delicato è invece l’incastro con il calendario della Bce. Il mandato della presidente francese scade a fine ottobre 2027 e un ingresso anticipato al Wef imporrebbe di lasciare Francoforte prima della scadenza naturale. Negli ultimi mesi si è già discusso di una possibile uscita anticipata, in quel caso per intervenire nel dibattito politico francese in vista delle presidenziali della primavera 2027. Lagarde aveva alimentato le indiscrezioni dicendo che una sua partenza anticipata era «possibile», salvo poi escludere una candidatura personale all’Eliseo.
E mentre si comincia a ragionare sul dopo-Lagarde, arriva un segnale che merita attenzione. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce, ha ricordato in un’intervista che la politica monetaria deve restare «ben calibrata», ma soprattutto che la priorità resta impedire che gli shock energetici si trasferiscano sulle aspettative di inflazione. Cipollone giudica «piuttosto remoto» il rischio di stagflazione e sottolinea che l’economia europea sta reagendo meglio del previsto. Ma se perfino una «colomba» del board torna a evocare il rischio di dover contrastare nuove pressioni sui prezzi, significa che a Francoforte l’ipotesi di un nuovo rialzo dei tassi, oggi ancora lontana, non è più completamente fuori dal radar.
