La Cina sfugge alla tagliola dei dazi statunitensi. Le esportazioni del Paese guidato da Xi Jinping (in foto) non solo non si sono contratte, ma hanno preso il volo portando il surplus commerciale - dato dalla differenza delle merci spedite all'estero e quelle importate - a 1.189 miliardi di dollari, in crescita del 5,5% rispetto al livello raggiunto nel 2024. Un record inimmaginabile almeno rispetto alle aspettative dell'inizio della presidenza di Donald Trump, un risultato raggiunto sostituendo le vendite negli Stati Uniti (effettivamente calate del 22%) con un incremento verso altre destinazioni come l'Unione europea e il Sud-Est asiatico.
La fotografia del dato, fornita dall'Amministrazione generale delle dogane di Pechino, evidenzia un'economia cinese che continua a far leva sulle esportazioni per spingere la crescita del suo Prodotto interno lordo. La dinamica peraltro si è rafforzata verso la fine dell'anno quando, nel solo mese di dicembre, il surplus ha raggiunto i 114,1 miliardi di dollari, segnando la settima volta in cui i surplus mensili hanno superato i 100 miliardi di dollari lo scorso anno. Le esportazioni sono cresciute del 6,6% su base annua, dopo il 5,9% di novembre, superando le aspettative dei mercati e segnando il ritmo più veloce dal mese di settembre.
Il surplus è stato alimentato dalla stasi delle importazioni. Segnale, quest'ultimo, che evidenzia ancora una volta i punti deboli dell'economia della Cina che ha un mercato interno dove i consumi crescono a un ritmo troppo lento. Il potere d'acquisto di molte famiglie cinesi per acquistare prodotti esteri non cresce e anche i loro acquisti di beni prodotti a livello locale sono diminuiti. Pechino - la cui crescita è stimata tra il 4,4% e il 4,8% per quest'anno - negli ultimi anni ha dovuto affrontare diverse difficoltà come i prolungati lockdown durante la pandemia di Covid e, nel 2021, un crollo del mercato immobiliare che ha cancellato i risparmi di una vita di molti cinesi che avevano investito in immobili.
Va da sé che molta della merce invenduta prenda la via delle esportazioni, che peraltro sono favorite da una valuta locale debole. Questo permette di avere prezzi molto competitivi in Occidente, mercati ad alto reddito dove i prodotti hanno prosperato in seguito alle fiammate inflattive post Covid.