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Faro della Corte dei Conti sull'Enpam

I magistrati contestano al presidente Oliveti compensi non dovuti per circa 2 milioni

Faro della Corte dei Conti sull'Enpam
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Da oltre un decennio è il volto dell'Enpam, la cassa previdenziale dei medici e degli odontoiatri italiani, guidandone la crescita patrimoniale da circa 11 a oltre 30 miliardi di euro. Oggi però Alberto Oliveti, presidente dell'ente dal 2012 e rieletto nel giugno 2025 con oltre il 95% dei consensi, si trova al centro di una contestazione della Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio, che gli attribuisce un presunto danno erariale da circa 2 milioni di euro.

Le parole utilizzate dai magistrati contabili nell'atto di citazione depositato il 24 aprile, come riportato dal Messaggero, sono particolarmente severe. Secondo la Procura, Oliveti, «pienamente consapevole sia dello strapotere esercitato in seno all'Enpam, che della carica ricoperta, ha con risolutezza piegato la funzione rivestita, in palese conflitto di interessi», realizzando gli illeciti contestati «nella convinzione di poterli perpetrare assolutamente indisturbato».

Il cuore della vicenda riguarda quella che i magistrati definiscono una doppia remunerazione. L'Enpam investe parte del proprio patrimonio in fondi gestiti da società di gestione del risparmio e, in qualità di quotista, partecipa ai comitati consultivi e alle assemblee dei fondi stessi. Per la Procura, la presenza di Oliveti in quegli organismi era già compresa nelle sue funzioni istituzionali di presidente dell'ente.

È qui che si concentra lo scontro tra accusa e difesa. Formalmente i compensi venivano corrisposti dalle Sgr. Secondo i magistrati, però, quei costi finivano per gravare indirettamente anche sull'Enpam attraverso i fondi partecipati. In sostanza, il presidente sarebbe stato retribuito due volte per attività riconducibili allo stesso incarico.

L'inchiesta nasce da alcune segnalazioni di operazioni sospette trasmesse dall'Unità di Informazione Finanziaria della Banca d'Italia alla Procura di Roma. Il fascicolo penale per peculato fu archiviato nel giugno 2021, ma lo stesso pubblico ministero evidenziò una serie di criticità poi riprese dalla magistratura contabile. In particolare, osservò che i compensi erano sostenuti dai fondi di investimento e che la loro effettiva utilità appariva in alcuni casi discutibile.

Le verifiche della Guardia di Finanza hanno ricostruito 109 riunioni tra il 2018 e il 2023, con una durata media di 28 minuti e alcuni incontri conclusi in appena

dieci minuti. Negli atti viene inoltre richiamata la situazione di tre fondi che nel 2019 non avrebbero tenuto alcuna riunione pur avendo comunque generato compensi per la rappresentanza.

Nell'atto di citazione si legge che Oliveti avrebbe percepito dall'Enpam, tra il 2018 e il 2023, compensi per «la cifra, veramente significativa, quasi sbalorditiva di 2.226.576 euro». Per i magistrati contabili, «percepire emolumenti così consistenti» sarebbe incompatibile con i principi di «amministrazione sobria» e con il «rigoroso rispetto del principio del divieto di conflitto di interessi».

La difesa replica che i costi contestati non sarebbero imputabili all'Enpam ma ai fondi gestiti dalle Sgr. Una tesi opposta a quella della Procura, che fonda l'intero impianto accusatorio sulla teoria dei vasi comunicanti: se il denaro esce dai fondi cui partecipa l'ente, sostengono i magistrati, il costo ricade comunque sul patrimonio previdenziale.

Sarà l'udienza di merito prevista in autunno a stabilire quale interpretazione prevarrà. Sullo sfondo resta una questione che da anni accompagna il dibattito sulle casse privatizzate: il confine tra gestione degli investimenti, controlli interni e conflitti di interesse.

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