La vendita dell'ex Ilva, e il suo salvataggio, sono appesi alla decisione che prenderà oggi il Tribunale di Milano. L'8 luglio sarà quindi una delle date chiave nella lunghissima storia del siderurgico che, da oltre 15 anni, vive di continui stop and go.
Sul tavolo della Corte d'Appello di Milano la causa civile promossa dai Genitori Tarantini nei confronti di Acciaierie d'Italia (ex Ilva), dopo il decreto con cui la Sezione Imprese ha disposto la sospensione dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto dal 24 agosto 2026, salvo integrazioni dell'AIA (autorizzazione ambientale) con prescrizioni e tempi certi.
La causa punta alla tutela del diritto alla salute e dell'ambiente e alla chiusura dell'area a caldo, ovvero degli altoforni (attualmente ne è operativo solo uno).
Un'udienza delicatissima che va in scena mentre resta aperta la procedura d'infrazione avviata dalla Commissione europea nel 2013 sul rispetto della Direttiva sulle emissioni industriali da parte dell'Italia. E nel bel mezzo della tentata vendita ad un player privato. Quali sono dunque gli scenari possibili? Nessuno sa cosa attendersi dal tribunale, ma sulla questione c'è un moderato ottimismo.
Fonti vicine all'azienda commissariata puntano più che altro a capire quali potranno essere i tempi e i modi di una ulteriore «stretta ambientale» ma vedono come «altamente improbabile» una chiusura tout court di Taranto senza la possibilità di mettere in atto «rimedi» nel medio termine.
Misure su cui sarà importante verificare tempi ed impatto economico. Per due ragioni principali: una richiesta di ulteriori onerosi investimenti o limiti produttivi potrebbe da un lato gravare sullo Stato (se fossero prescritti tempi stretti) o, dall'altro, cambiare il valore dell'asset ex Ilva in vendita e quindi anche i termini del bando di gara che potrebbero essere rivisti.
In ogni caso fonti vicine al Governo confermano la volontà di proseguire con la cessione. In campo resta sempre il gruppo americano Flacks che ribadisce al Giornale «il proprio interesse per ex Ilva e conferma di essere l'unico soggetto in grado di dare forma a un rilancio industriale in cui crede fermamente al netto degli ostacoli che si stanno presentando dall'avvio della gara».
Tuttavia, secondo indiscrezioni raccolte dal Giornale il favorito resterebbe il gruppo indiano Jindal che nelle ultime ore starebbe ri-definendo l'offerta con i commissari nonostante alcuni aspetti iniziali trapelati avessero suscitato perplessità. Al centro delle trattative ci sarebbe anche la possibilità di assorbire parte della forza lavoro che resterebbe fuori dal perimetro indiano attraverso processi di re industrializzazione in grado di assorbire manodopera.
Nelle ultime settimane Flacks ha inoltre lavorato a un tavolo tecnico con Danieli e Metinvest per dare forma a un nuovo piano per Ilva. Ma la partita americana resta appesa alle garanzie finanziarie mancanti.
In ogni caso, sia il piano Jindal sia il piano Flacks dovranno fare inevitabilmente i conti con la decisione di oggi da parte del tribunale di Milano che potrebbe riscrivere gli obiettivi produttivi e ambientali dell'intero gruppo.