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Politica economica

Inflazione troppo alta. La Fed pronta ad agire

Warsh a Jackson Hole: “L’obiettivo del 2% per la corsa dei prezzi resta fermo e fisso”. Balza il rendimento dei Treasury Usa

Banche centrali Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh

Il messaggio di Kevin Warsh a Jackson Hole passa prima di tutto dal mercato dei Treasury. Mentre il presidente della Federal Reserve parlava, il rendimento del titolo americano a due anni è balzato dal 4,23% fin quasi al 4,30%, segnalando che gli investitori hanno letto nelle sue parole una possibilità concreta: la battaglia contro l’inflazione non è finita e la banca centrale americana potrebbe essere costretta ad alzare ancora i tassi.

È questo il punto centrale del primo intervento tenuto dal successore di Jerome Powell alla tradizionale conferenza organizzata dalla Fed di Kansas City. Nessun annuncio esplicito, nessuna promessa sulla prossima mossa, ma un messaggio molto meno accomodante di quanto una parte del mercato sperasse. L’obiettivo di inflazione del 2%, ha ribadito Warsh, resta «fermo e fisso» e la banca centrale non può permettersi di considerare chiusa la partita troppo presto. Wall Street ha reagito con nervosismo. Gli indici azionari hanno oscillato durante il discorso, mentre il Dow Jones è rimasto poco sopra la parità. Più netto il movimento sui bond, dove si è verificato un appiattimento ribassista della curva: i rendimenti sono saliti soprattutto sulle scadenze brevi, molto più sensibili alle aspettative sui tassi, mentre quelli a lungo termine si sono mossi poco e il trentennale ha persino registrato un lieve calo. È un segnale importante. A luglio il mercato aveva reagito in maniera quasi opposta, facendo salire soprattutto i rendimenti a lungo termine nel timore che una Fed troppo attendista potesse lasciare riaccendere l’inflazione ed essere poi costretta a intervenire in modo più aggressivo. Questa volta gli investitori sembrano invece più convinti che Warsh sia pronto a muoversi prima, se necessario.

Nel suo intervento il presidente ha tracciato anche una sorta di manifesto della nuova Fed. Le decisioni dovranno basarsi su dati affidabili e sulle tendenze di fondo, non sui singoli indicatori. La stabilità dei prezzi e la massima occupazione, ha sottolineato, non sono obiettivi in conflitto: un’inflazione elevata finisce infatti per danneggiare anche crescita e lavoro. Warsh ha poi insistito sul ritorno a una politica monetaria più tradizionale. I tassi di interesse a breve dovranno restare lo strumento principale della banca centrale, mentre le misure non convenzionali andranno utilizzate solo in circostanze eccezionali. Anche l’offerta di moneta, secondo il presidente, dovrà tornare ad avere un peso maggiore nell’analisi dell’inflazione. Sul fronte della comunicazione, infine, Warsh ha confermato la sua impostazione più riservata. Meno indicazioni prospettiche, meno promesse al mercato, più attenzione ai risultati. La Fed, nelle sue parole, deve essere giudicata soprattutto per ciò che fa, non per quanto parla. Dopo le ambiguità di luglio, Jackson Hole consegna quindi ai mercati una linea più leggibile: nessuna corsa automatica a nuove strette, ma neppure alcuna intenzione di dichiarare vittoria sull’inflazione. E il balzo del Treasury biennale suggerisce che il messaggio è arrivato forte e chiaro.

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