Il nuovo presidente della Federal Reserve alza per la prima volta i tassi d’interesse. Stavolta Kevin Warsh e gli altri colleghi di nomina «trumpiana» non hanno opposto resistenza, approvando insieme a tutti gli altri un rialzo dei tassi d’interesse dello 0,25%. Il costo del denaro - arrivato nella forchetta 3,75- 4% - è stato toccato al rialzo per la prima volta da tre anni a questa parte. La banca centrale americana, alla luce di un’inflazione che si è attestata al 3,4% ad agosto, potrebbe però non aver concluso il suo lavoro con il rialzo di ieri sera: tant’è che la stessa Fed dà per assodato «almeno un altro rialzo» dei tassi nel 2026. La Fed tornerà a riunirsi per decidere sui tassi il 28 ottobre e il 9 dicembre. «L’inflazione rimane elevata», ha dichiarato il Federal Open Market Committee nella sua breve nota al termine della riunione. «L’azione odierna contribuirà a un più rapido ritorno all’obiettivo del 2% fissato dal comitato. Il comitato garantirà la stabilità dei prezzi».
In seguito alla decisione, l’S&P 500 e il Nasdaq sono passati in territorio negativo ma senza scossoni. Da un lato l’annuncio era stato ampiamente scontato dai mercati, dall’altra il fatto che non si sia replicata la «discussione in famiglia» della riunione precedente ha dato un segnale di unità e indipendenza dell’istituto centrale, che si temeva potesse essere condizionato nelle sue decisioni dal presidente americano Donald Trump, da sempre schierato per una politica monetaria accomodante. Tant’è che anche di recente aveva chiesto un taglio dei tassi e non un rialzo. A chi gli domandava quale fosse il messaggio per il presidente, Warsh ha risposto piccato di «non avere nulla da riferire», ma che la decisione presa ieri «è quella giusta per adempiere al mandato conferitoci dal Congresso, ovvero garantire la stabilità dei prezzi». Lo stesso Warsh aveva preparato il terreno per un rialzo con le sue dichiarazioni, sottolineando che l’istituto avrebbe agito per portare il carovita al livello obiettivo del 2%. «Per 5 anni l’inflazione è rimasta sopra il target» del 2%, ha detto Warsh, «troppo alta per troppo tempo» e la «decisione adottata oggi all’unanimità» ha mostrato «la volontà di combattere il rialzo dei prezzi». La Fed - che nel suo mandato ha l’obiettivo di perseguire il mantenimento dei rincari entro il 2% e di cercare la piena occupazione - ha inoltre divulgato le sue stime per l’economia americana: per quanto riguarda la crescita del Pil, questa è stimata in lieve rialzo 2,3% nel 2026 e al 2,4% nel 2027, al 2,2% nel 2008 e al 2,1% nel 2029. La disoccupazione resta costante al 4,1% nel quadriennio, mentre l’inflazione è prevista salire ancora fino al 3,7% nel 2026 e a seguire al 2.3%, al 2,1% e al 2% solo nel 2029.
