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Politica economica

L’Europa chiude le raffinerie, ma la scelta sta costando cara

Dal 2009 persi 23 centri produttivi. In Italia restano aperti undici impianti

Pichetto: "Pronti 200 milioni per riconvertire le raffinerie"

La guerra in Iran con le tensioni nello stretto di Hormuz e le accise non sono le uniche motivazioni del costo del carburante alle stelle in Italia e in Europa ma gli aumenti sono determinati anche da scelte politiche e industriali errate negli ultimi anni sulla scia delle eco follie green. Un elemento determinante nella composizione del prezzo dei carburanti è infatti legato al costo della raffinazione del petrolio e negli ultimi quindici anni, secondo i dati dell’associazione europea di settore Concawe, in Europa sono attive 94 raffinerie contro le 117 del 2009 facendo scendere la capacità di raffinazione di circa il 20% e una stima di 2 milioni di barili al giorno prodotti in meno tra il 2005 e il 2025. L’Italia insieme alla Francia è tra le prime nazioni europee per raffinerie chiuse e oggi nel nostro paese rimangono 11 impianti operativi contro i 16 del 2009 con un calo da 94,2 milioni di tonnellate di prodotti raffinati a 64 milioni, ovvero un terzo della produzione in meno. Mentre l’Europa chiudeva le proprie raffinerie, la capacità nei paesi asiatici e mediorientali è cresciuta del 50% passando dalla produzione di 25,8 a 38,5 milioni di barili al giorno e anche negli Stati Uniti, dopo anni di cali, si sta registrando un nuovo incremento. Le motivazioni che hanno portato alla progressiva dismissione delle raffinerie sono determinate sia dai mancati investimenti per l’apertura di nuovi impianti o per l’ammodernamento di quelli esistenti sia per i regolamenti ambientali europei.

In particolare a incidere sui costi è il sistema ETS (Emission Trading System) europeo ovvero la tassa sul carbonio che grava sulle emissioni di CO2 delle raffinerie. Se l’obiettivo dichiarato della tassazione green era quello di incentivare la transizione ecologica, l’effetto che ha avuto fino ad ora è stato quello di trasferire la produzione dei carburanti dall’Europa ad altre nazioni che non rientrano nella disciplina Ets spostando perciò solo il problema dell’inquinamento. Il peso dell’Ets è destinato ad aumentare nei prossimi anni in cui si stima ci saranno ulteriori chiusure di raffinerie in Europa riducendo di un possibile ulteriore 20% la produzione di barili di petrolio.

Così facendo aumenta la nostra dipendenza dall’estero esponendoci alle contingenze geopolitiche non solo per il costo della materia prima ma anche per quello della sua raffinazione. Questa situazione ha ricadute sia economiche sia di sicurezza energetica poiché i carburanti rappresentano un bene strategico per l’industria e il sistema economico.

Ancora una volta ci troviamo perciò di fronte a scelte politiche errate le cui conseguenze le pagano i cittadini e le imprese, si è infatti andati in una direzione di imposizione di un modello di mobilità che penalizza l’uso dei carburanti senza però tenere in considerazione le richieste da parte del mercato che continua a considerarli imprescindibili.

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