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Politica economica

“Unione dei risparmi? Entro l’anno e con chi c’è”

La presidente von der Leyen: “Muoverà 470 miliardi”. E l’Italia può essere il polo per le pmi e la crescita

Progetti La presidente Ursula von der Leyen

L’Unione europea deve raggiungere entro la fine dell’anno un accordo sulle misure per l’Unione del risparmio e degli investimenti, «idealmente con tutti i 27 Stati membri. Oppure, se necessario, con quelli che sono pronti», l’affermazione è della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen che ieri è intervenuta durante un evento a Parigi. Una volta chiamata «unione del mercato dei capitali», il nuovo progetto ha cambiato nome ma di fatto punta ai medesimi obiettivi. In particolare sugli investimenti di banche e assicurazioni e sull’integrazione e la supervisione dei mercati. Queste misure potrebbero «sbloccare fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi».

I mercati europei, ad oggi, sono regolati in modo frammentato, essendo soggetti a 27 regolamenti diversi tra di loro. Questo limita grandemente il movimento dei capitali all’interno dell’Unione, i quali spingono a un potenziale inferiore gli investimenti. In pratica, l’Europa si avvicinerebbe un po’ di più a quello che oggi è possibile fare negli Stati Uniti, paesi diversi ma mercato degli investimenti integrato e regolato dalle medesime autorità federali.

Se partitrà l’Unione del risparmio e degli investimenti - che non richiede l’unanimità per essere approvata - l’Italia sarà della partita e potrebbe anche, con Milano, ritagliarsi un ruolo di riguardo come centro nevralgico per il finanziamento delle Piccole e medie imprese e della crescita. La volontà è di cavalcare questa rivoluzione, evitando che non si crei una fuga all’estero dei capitali italiani ma bensì cogliere l’occasione per mettere a disposizione più capitali per le nostre aziende.

Sullo sfondo, l’Europa intende mettere a terra tutti gli strumenti per non perdere competitività con Usa e Cina. Proprio riguardo a Pechino, Von der Leyen ha sottolineato che il deficit commerciale dell’Unione europea con la Cina ha raggiunto quasi un miliardo di euro al giorno e nei primi mesi dell’anno è cresciuto di un ulteriore 10%. Essere partner, ha tuttavia avvertito la presidente, non significa accettare squilibri permanenti. Le imprese cinesi possono ricevere sovvenzioni fino a otto volte superiori rispetto alle aziende comparabili dei Paesi Ocse. A tal fine «il dialogo con la Cina resta necessario. Ma deve produrre risultati» e quando «non basta, dobbiamo essere pronti a utilizzare pienamente i nostri strumenti». Il Dragone è avvisato.

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