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Politica estera

A Kiev si può contestare, e a Mosca?

In Ucraina la corruzione esiste, è un fatto, ma viene combattuta. Al punto che l’autorità preposta a contrastarla arriva liberamente e senza alcun ostacolo fino all’ufficio del presidente Zelensky

La Nato è morta e la Russia non è più un nemico

L’Ucraina non è una democrazia, altro che la Russia! Ci provano in ogni modo quei cintura nera di benealtrismo dei filorussi nostrani. Cercano anomalie, sottolineano problemi, evidenziano incongruenze. Ma alla fine anche loro non possono che sbattere la testa sul muro dell’evidenza. E anche quei fatti che cercano di vendere a favore dei loro teoremi univoci per dire che Kiev, in fondo, è peggio di Mosca, finiscono per ribaltare la loro narrazione. Sia chiaro: l’Ucraina di oggi non è certo il Paese del bengodi e i problemi vanno oltre la guerra che il Paese subisce da quattro anni e mezzo. Su tutti la corruzione che si insinua tra funzionari e burocrati anche ai più alti livelli. In Ucraina la corruzione esiste, è un fatto, ma viene combattuta. Al punto che l’autorità preposta a contrastarla arriva liberamente e senza alcun ostacolo fino all’ufficio del presidente Zelensky. Che certo non farà i salti di gioia ma si muove di conseguenza, cerca di eliminare le mele marce e la affronta. Anzi, si becca pure le critiche e gli attacchi, forti, di un ex ministro di peso come Fedorov. Perché in una democrazia, anche se non perfetta, funziona così. Ma ve la immaginate, invece, una perquisizione di una qualsivoglia autorità indipendente (che per inciso in Russia non esiste) nell’ufficio di Putin? Fantascienza. E che succede a chi osa criticare lo Zar è chiaro a tutti. Se è fortunato, finisce in carcere, altrimenti ci sono finestre da cui cadere, veleni da ingerire o raffiche di pallottole personalizzate. E le opposizioni? In Ucraina chiedono di andare al voto, in Russia vengono estromesse dalle elezioni e i suoi leader spediti in remote colonie penali. Chi protesta a Kiev poi, udite udite, può farlo. Chi si azzarda a provarci a Mosca sa già che farà una brutta fine. E ci provino i fan di Putin in Italia a scendere in piazza a Mosca. È proprio qui che la narrazione crolla. Perché la differenza è nei fatti. Ed è abissale. I filorussi di casa nostra se ne facciano una ragione.

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