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Politica estera

A Parigi la presa della Bastiglia. “Subito 10 miliardi per la scuola”

Ancora in piazza 71.500 manifestanti, che promettono di proseguire con la protesta finché non arriveranno i fondi. Oltre 500 arresti. L’Unicef richiama Macron: “Basta violenze, i minori vanno protetti”

Caos Ancora scontri e violenze in Francia, dove licei e università sono in subbuglio da settimane per chiedere fondi e riforme, denunciando una situazione catastrofica nelle aule

Il grido si è levato ancora una volta via social: Jean-Luc Mélenchon, leader dell’estrema sinistra della France Insoumise, ha affidato la sentenza a X: «La Bastiglia è stata ripresa, la mia fierezza per tutti voi è immensa». Così il tribuno politico e cavaliere della protesta giovanile si è espresso ieri al termine dell’ennesima giornata di mobilitazione studentesca, la quarta in pochi giorni, che ha toccato l’intera nazione e i principali istituti superiori. Settantunomilacinquecento manifestanti in azione nell’Esagono: 504 i fermi di polizia e 48 feriti tra le forze dell’ordine. Proteste riattivate col placet e il battage social dei principali sindacati, che promettono proteste finché il governo non metterà sul tavolo 10 miliardi. E con l’Unicef che dopo il caos ha richiamato Macron: basta violenze, bisogna proteggere i minorenni, il mantenimento dell’ordine pubblico deve tenere conto dell’età di chi manifesta. Il ministro dell’Interno ha invece condannato i gesti di sfida contro la polizia, congratulandosi con chi ha «sventato» il peggio.

Ma cosa è successo, dunque, ieri? Una geografia della rabbia densa di significato: tra cui proprio il maxi raduno nella Place de la Bastille a Parigi evocata da Mélenchon. Corteo iniziato in modo pacifico e degenerato in scontri con la polizia in assetto antisommossa dopo divieto di far uso a granate stordenti applicato dal ministro dell’Interno. Hanno ancora risposto agli oggetti scagliati da alcuni ragazzi: «Infiltrati», hanno detto certi rappresentanti studenteschi. E tra gli stessi pure chi ha staccato pezzi di un comignolo usandoli come arma oscurando la parte «sana» del corteo. Gas lacrimogeni e un cannone ad acqua della polizia contro i manifestanti e nuovo fronte ad uso e consumo della France Insoumise, tornata a invocare la convergenza delle lotte contro Macron.

Tutto mentre a Marsiglia il vicepreside di un liceo veniva picchiato nello stesso giorno di blocchi studenteschi: non un unicum. Il docente della scuola intitolata a Victor Hugo stava cercando di spegnere con un estintore l’incendio appiccato da alcuni ragazzi con dei rifiuti. Per questo è stato spinto a terra e picchiato. Denunciati gli aggressori, tutti minorenni, e nuova indagine. La scorsa settimana, lo stesso plesso era stato oggetto di un tentativo di incendio doloso. I due episodi di ieri, a Parigi e Marsiglia, confermano quanto pervicace sia la protesta su cui soffia Mélenchon. Ma anche quanto sfilacciata: dal «liberi tutti» per le violenze a chi prova invece a mediare col governo, come accaduto ieri nell’incontro con il ministro Geffray ed alcuni studenti, al termine del quale il sindacato «Renouveau lycéen», vicino a Macron, si è detto «soddisfatto» facendo imbestialire altri giovani. La maggioranza vuole continuare con la mobilitazione. Anche se il ministro annuncia l’arrivo di tremila supplenti per placare la rivolta. «Bisogna mantenere la pressione alta», scrive l’Union syndicale lycéenne. Un atto V il 13 ottobre. Parigi è tornata epicentro. No a giornate scolastiche lunghe, classi sovraffollate e assenze degli insegnanti. Rivendicazioni giuste per stessa ammissione di ministro e premier, ma deflagrate in gesti di odio col supporto mediatico di deputati di estrema sinistra, oltreché del leader Mélenchon, che bocciano il dialogo inneggiando alla simulazione di assalto alla Bastiglia.