Le dichiarazioni pubbliche del Cremlino sulla volontà di ampliare la "zona cuscinetto" lungo il confine con l'Ucraina vengono lette a Kiev come il segnale che Vladimir Putin non abbia alcuna intenzione di rallentare la guerra. Ma l'allarme lanciato dall'intelligence ucraina va oltre il Donbass: secondo fonti di alto livello citate da Reuters, il presidente russo starebbe valutando anche scenari di escalation che comprenderebbero un attacco limitato contro il territorio di un Paese della Nato, ad esempio una base militare nei Paesi baltici.
Si tratta di una valutazione che non equivale a una previsione certa né a un piano confermato, ma che riflette il crescente timore che Mosca possa cercare di aumentare la pressione sull'Alleanza Atlantica mentre continua a perseguire i propri obiettivi militari in Ucraina.
L'ipotesi baltica: un test per la Nato più che una guerra aperta
Secondo un funzionario ucraino citato da Reuters, le informazioni raccolte dai servizi di Kiev negli ultimi mesi indicano che Putin starebbe preparando "ulteriori mosse belliche piuttosto che la pace", comprendendo sia nuove operazioni sul territorio ucraino sia la possibilità di colpire un Paese europeo. Tra gli scenari discussi negli ambienti militari russi figurerebbe anche quello di attacchi contro obiettivi Nato nei Paesi baltici.
Diversi esperti invitano tuttavia alla prudenza. L'ipotesi viene considerata ad alto rischio, perché un attacco deliberato contro un membro dell'Alleanza farebbe scattare il principio di difesa collettiva previsto dall'articolo 5 del Trattato Nato. Più che cercare uno scontro diretto con la Nato, però, Mosca potrebbe puntare a un'azione circoscritta capace di generare divisioni politiche all'interno dell'Alleanza sulla natura della risposta.
La "zona cuscinetto" e il vero obiettivo: avanzare ancora nel Donbass
Sul piano operativo, il Cremlino continua a sostenere che l'intensificazione degli attacchi ucraini contro il territorio russo renda necessario ampliare la cosiddetta "zona cuscinetto". Dmitrij Peskov ha dichiarato che l'escalation di Kiev "porterà alla necessità di creare una zona di sicurezza più ampia", aggiungendo che la Russia è disponibile a una soluzione pacifica ma possiede "capacità sufficienti per continuare l'operazione militare speciale" autonomamente.
Dietro questa formula, secondo fonti vicine al Cremlino raccolte da Reuters, si cela però un obiettivo strategico preciso: completare la conquista del Donbass. Tre fonti hanno riferito all'agenzia che Putin avrebbe respinto le ipotesi di cessate-il-fuoco lungo l'attuale linea del fronte e resta determinato a occupare le porzioni ancora controllate da Kiev nelle regioni orientali. Una delle fonti sostiene che il presidente russo consideri questa conquista una questione di principio e una vittoria indispensabile sul piano politico interno.
Il rischio di un incidente con la Nato e il messaggio uscito dal vertice di Ankara
Tra gli obiettivi teoricamente più plausibili figurerebbero le basi aeree di Ämari, in Estonia, e Šiauliai, in Lituania, fulcro della missione Nato di sorveglianza dello spazio aereo baltico, oltre alle brigate multinazionali schierate nei tre Paesi baltici e alle infrastrutture strategiche del corridoio di Suwałki, il collegamento terrestre tra Polonia e Lituania considerato uno dei punti più sensibili del fianco orientale dell'Alleanza. Colpire uno di questi siti avrebbe un impatto non solo militare, ma soprattutto politico, poiché coinvolgerebbe direttamente forze di diversi Paesi membri della Nato.
È in questo contesto che si inserisce l'allarme dell'intelligence
ucraina. Il vertice Nato di Ankara ha risposto a questi timori riaffermando il principio cardine dell'articolo 5 del Trattato: qualsiasi attacco contro uno Stato membro sarà considerato un attacco contro l'intera Alleanza.