Londra si schieri al fianco dell’Italia e sostenga la sospensione della libera circolazione nell’area Schengen con la Spagna. Questa la richiesta rivolta al governo britannico da Priti Patel, già ministro dell’Interno e oggi ministro degli Esteri del governo ombra, mentre l’ondata migratoria che ha travolto Ceuta minaccia di trasformarsi in un’emergenza europea.
“La Spagna ha commesso un grave errore con la sua politica sanatoria verso i flussi migratori illegali, diventando ora un potente fattore di attrazione. Per fare in modo che non diventi un pericolo anche per il nostro Paese, il governo britannico deve confrontarsi urgentemente con le sue controparti europee sollecitandole a procedere con fermi ed espulsioni, nonché a impedire gli spostamenti attraverso l’Europa”, le parole della Patel: “Inoltre, Downing Street deve sostenere la richiesta dell’Italia di sospendere la libera circolazione nell’area Schengen con la Spagna, al fine di tenere sotto controllo questa ondata di immigrazione clandestina”.
La Patel è una delle figure più rappresentative della linea dura conservatrice britannica sull’immigrazione: fu tra gli architetti del progetto per trasferire in Ruanda i richiedenti asilo arrivati illegalmente nel Regno Unito e contribuì inoltre all’introduzione del Nationality and Borders Act, la legge pensata per colpire più duramente i trafficanti di esseri umani e restringere l’accesso al sistema britannico di protezione internazionale.
La posizione dell’ex ministro parte da una convinzione precisa: quanto sta accadendo nell’enclave spagnola non può essere liquidato come un problema circoscritto a Madrid. L’ingresso nel territorio europeo rappresenterebbe soltanto la prima tappa di un percorso destinato a proseguire lungo le frontiere interne dell’Unione, fino alla Francia settentrionale e alle coste della Manica: “Le scene dei migranti che entrano illegalmente a Ceuta sono orribili e mostrano ancora una volta i rischi per le frontiere europee. Alcuni cercheranno inevitabilmente di dirigersi verso il Regno Unito”.
Il timore della Patel è che la crisi spagnola alimenti una nuova pressione sul sistema britannico. Una volta raggiunta Ceuta, infatti, i migranti potrebbero sfruttare la libertà di movimento all’interno dello spazio Schengen per attraversare il continente e arrivare nei punti di partenza delle imbarcazioni dirette verso il Regno Unito. Per questo Londra dovrebbe muoversi immediatamente, appoggiando la posizione italiana e sollecitando le capitali europee a bloccare gli spostamenti secondari.
Nel suo mirino finisce anche l’atteggiamento dei governi europei, rei di non avere il coraggio di adottare misure realmente dissuasive e di continuare a descrivere l’immigrazione clandestina attraverso formule considerate troppo indulgenti: “E’ fondamentale che i paesi europei prendano in mano la situazione abbandonando la loro riluttanza ad adottare misure di deterrenza forti, descrivendo il fenomeno per quello che è, ovvero un ingresso illegale in un paese sovrano attraverso rotte illegali e facilitate da vili bande criminali”.
Al centro dell’attacco della Patel ci sono soprattutto le scelte compiute dal governo di Sanchez. La politica delle regolarizzazioni, nella sua lettura, avrebbe inviato un messaggio inequivocabile ai Paesi di origine e agli aspiranti migranti: chi riesce a raggiungere illegalmente il territorio europeo può sperare di ottenere, prima o poi, il diritto di rimanervi: “La Spagna ha commesso un grave errore con la sua politica di amnistia, poiché agisce come magnete e fattore di attrazione. Questo errore non rimarrà circoscritto alla penisola iberica ma si tradurrà a breve in una nuova ondata di attraversamenti illegali della Manica. E’ un fatto che, una volta in Europa, viaggeranno attraverso l’area Schengen fino alla costa francese”.
La sanatoria spagnola non produce conseguenze soltanto sulla penisola iberica: il suo effetto si estenderebbe a tutti gli Stati attraversati dalle rotte migratorie - Italia compresa - e finirebbe per coinvolgere direttamente anche il Regno Unito. Da qui la richiesta di sostenere l’iniziativa italiana sulla sospensione della libera circolazione con la Spagna, almeno fino al ripristino del controllo sulle frontiere.
La strategia indicata dall’ex ministro non si limita però ai confini europei. Patel chiede di aumentare la pressione diplomatica, economica e legale sui Paesi di origine e di transito, soprattutto quando questi si rifiutano di collaborare ai rimpatri. Sul fronte interno, la ricetta resta quella già sostenuta negli anni trascorsi al governo: superamento dei vincoli imposti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, trasferimento degli irregolari in Paesi terzi considerati sicuri e trattenimento dei nuovi arrivati fino al momento dell’espulsione.
“Dobbiamo uscire dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e ripristinare l’accordo con il Ruanda, o creare un’analoga intesa, per trasferire i migranti in un Paese terzo sicuro. Ciò fungerebbe da deterrente”, la sua sottolineatura: “Dobbiamo inoltre ridurre il fattore di attrazione trattenendo in apposite strutture chi arriva, fino al momento dell’espulsione. Dobbiamo adottare un approccio più rigoroso per tutelare i nostri confini. Questo serve anche a salvare vite umane, evitando che le persone si affidino a pericolose organizzazioni criminali”.
