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PERCHé FALLIRà

Bluff ed errori. L’ultima tegola il debito record: 40mila miliardi

Troppi impegni disattesi all’estero. E pesano deficit e disoccupazione

President Donald Trump, right, and first lady Melania Trump walk to attend an event in the Rose Garden of the White House, Thursday, Aug. 20, 2026, in Washington. (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Al netto della retorica dell’America First, che fa presa soprattutto sull’elettorato repubblicano di orientamento Maga (circa il 35% dell’elettorato totale), Donald Trump è stato rieletto presidente soprattutto per tre sue promesse: «sistemare il confine» e la crisi dell’immigrazione illegale; «sistemare l’economia»; e la promessa di non coinvolgere più gli Usa in guerre «lontane e infinite». Il primo obiettivo è stato raggiunto in pochi mesi. Anche se, si può obiettare che il successo è stato macchiato dalle indiscriminate deportazioni di massa che hanno finito per alienare a Trump e ai Repubblicani la maggioranza del voto «Latinos», appena conquistato nelle elezioni del 2024. Non è un caso che da mesi, dopo le violenze di Minneapolis, l’amministrazione ha adottato un approccio più discreto.

Le altre due promesse, economia e guerre, a oltre un anno e mezzo dall’insediamento alla Casa Bianca, rimangono clamorosamente disattese. L’economia non è stata «sistemata» e gli Stati Uniti si trovano da sei mesi impantanati in una guerra «lontana», ampiamente impopolare tra gli americani. I problemi dell’economia sono la diretta conseguenza di due fattori. Il primo, la «Guerra dei dazi» scatenata da Trump, che ha finito per colpire le tasche dei consumatori Usa e settori vitali dell’economia. La manifattura, ma anche il comparto agricolo, finora ricompensato con 50 miliardi dollari di sussidi per coprire le perdite. Il secondo fattore è il conflitto in Medioriente, appunto, con l’impennata dei prezzi dell’energia che si ripercuote su decine di filiere. Ecco alcuni dati. Trump ha ereditato da Joe Biden un’inflazione al 3%. Il dato di luglio indica il 3,4%. Nel 2024, l’economia Usa cresceva in termini reali del 2,8%. Il dato del secondo trimestre 2026 indica una crescita annua dell’1,5%. A gennaio 2025, l’economia Usa aveva creato 143mila nuovi posti di lavoro e per tutto il 2024 la crescita mensile media era stata di 166mila nuovi posti di lavoro. A luglio di quest’anno c’è stata una perdita di 23mila posti di lavoro. Negli ultimi 12 mesi, la media si attesta su +34mila posti di lavoro mensili. A gennaio 2025, la disoccupazione era al 4%. Il dato di luglio è del 4,1%. Si potrebbe andare avanti.

Nel frattempo, il debito pubblico lordo degli Stati Uniti ha superato la soglia dei 40 trilioni di dollari. Gli Usa rimangono ancora la più forte economia del Pianeta, ma nel medio termine - solo quest’anno serviranno in deficit 2 trilioni di dollari per finanziare, tra l’altro, i tagli fiscali voluti da Trump e l’aumento delle spese militari - c’è il rischio di una crisi di fiducia dei mercati. Nel lungo termine, il rischio è la fine del dollaro come valuta di riferimento mondiale. Per l’America, sarebbe l’eredità più pesante di questa Presidenza.

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