Volodymyr Zelensky si ritrova oggi stretto in una morsa che, per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa su larga scala, non veste la divisa russa. A Kiev, l’ombra del sospetto viaggia più veloce dei missili: accuse di corruzione e coltelli affilati nelle retrovie lo mettono con le spalle al muro, minacciando di mandare in fumo l’ultimo miraggio, l’ingresso nell’Ue.
L’ultimo colpo è arrivato ieri, quando ha destituito Iryna Mudra, vicecapo dell’Ufficio presidenziale e figura vicina al suo entourage, poche ore dopo che le autorità anti-corruzione ucraine (NABU e SAPO) avevano lanciato una vasta operazione contro una presunta organizzazione criminale che coinvolge parlamentari, ex deputati e alti funzionari. Presi con le mani nel sacco anche grazie alle intercettazioni. Al centro dell’inchiesta c’è uno schema di riciclaggio di denaro attraverso una banca statale per finanziare, tra l’altro, la cauzione dell’ex ministro dell’Energia Halushchenko. Tra i soggetti indagati figurano la stessa Mudra, data per arrestata prima che lei stesse smentisse le manette («sono solo indagata, mi difenderò in tribunale»), l’ex deputato Maksym Mykytas, il parlamentare Vadym Stolar e funzionari del ministero della Giustizia e di Sense Bank. Alcuni dei quali ai domiciliari. L’operazione «Forrest Gump», pare sostenuta anche dagli Usa, è l’ultimo episodio di una serie di inchieste che ha portato le autorità anti-corruzione sempre più vicino al cuore del potere.
La vicenda arriva mentre il consenso di Zelensky si indebolisce, dopo oltre quattro anni di guerra, tra mobilitazione, perdite, stanchezza sociale e difficoltà economiche. In questo clima, l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha chiesto martedì sera di avviare un percorso verso nuove elezioni anche durante il conflitto, sfidando il presidente. La legge marziale oggi le vieta, ma l’intervento di Fedorov riapre una questione sempre più delicata: quanto può durare l’eccezione di guerra senza un nuovo passaggio democratico? Per ora, il voto appare impossibile: milioni di ucraini sono all’estero o nei territori occupati, mentre centinaia di migliaia di soldati sono al fronte. Organizzare elezioni sicure e conformi agli standard europei richiederebbe mesi di preparazione, oltre a condizioni di sicurezza assenti.
L’intervento di Fedorov riflette l’emergere di una nuova corrente interna che considera Zelensky sempre più distante dalle promesse riformatrici del 2019. E intercetta il crescente malcontento verso un potere presidenziale percepito come troppo centralizzato. Un malcontento che sfocia in una nuova manifestazione di piazza contro la nomina di Khmara a ministro della Difesa, mentre Fedorov adesso valuta di volare negli Usa per incontrare, tra gli altri, Elon Musk e discutere del piano Starlink per il suo Paese.
La corruzione resta un nodo decisivo per il futuro europeo dell’Ucraina e il suo ingresso nell’Ue. Le inchieste mostrano la persistenza del problema ai vertici dello Stato. A Bruxelles non bastano indagini e arresti: servono riforme concrete, condanne e risultati strutturali. È su questo terreno che si giocherà una parte decisiva della credibilità internazionale dell’Ucraina e di Zelensky.
Il tutto mentre Mosca, alle prese con gli attacchi a lungo raggio ucraini, ha disposto limiti alla vendita di benzina e per la prima volta nella sua storia ha iniziato a importare carburante.
