Accerchiato, criticato, emarginato. Pedro Sánchez è riuscito a mettersi tutti contro, per i fatti di Ceuta: la piazza dell’exclave africana, gli stati membri dell’Ue, gli spagnoli di varia estrazione che sui social hanno mostrato tutto il loro dissenso. Il giorno dopo, gli effetti della mossa del capo dell’esecutivo sono ancora più netti: contestazione a Ceuta, insulti, fischi e inviti massicci alle dimissioni. «Pedro Sánchez, figlio di... Questa è la canzone più famosa in Spagna in questo momento. Ovunque tu vada, la sentirai».
È solo uno degli slogan scanditi in una piazza che di fatto rappresenta il termometro di un paese che ha sopportato tanto, forse troppo. E ancora: «Ceuta invasa, metà paese bruciato, Spagna senza bilanci e affondata a livello internazionale. È una vergogna».
Tutte le reazioni sono nette e decise, come se la traccia della comunicazione impostata da critici e cittadini non segua uno schema partitico ma semplicemente un malessere generale, ampiamente diffuso nel paese. Su X è virale una foto che ritrae Sanchez come Che Guevara con la scritta «Hasta la invasion» e un’altra che lo ritrae al confine con il cartellone «bienvenidos» rivolto ai marocchini. Il leader di Vox, Santiago Abascal, chiede che il premier sia messo sul banco degli imputati e vada in carcere. In visita nella città autonoma, Abascal ha dichiarato: «Siamo di fronte a un attacco brutale contro la nostra sovranità e la sicurezza degli spagnoli. La responsabilità è condivisa tra Pedro Sánchez e il Marocco». Ha raddoppiato la dose la presidente del Partito Popolare, Dolors Montserrat, che ha ammesso di provare «vergogna come spagnola» per un presidente che, a suo giudizio, dedica tempo a raccomandazioni musicali «nella peggiore crisi migratoria della storia». Montserrat su X ha definito l’atteggiamento dell’esponente socialista come guidato da «insensibilità» e «decadenza morale». Dura anche la numero due del Partito Popolare spagnolo Isabel Ayuso: «Ceuta è Spagna e siamo con la sua gente, con la Polizia Nazionale e la Guardia Civil. Sánchez sta portando la Spagna al caos e ringrazia ancora il Marocco per questo Alberto Feijoo, intervistato da una tv nazionale, è categorico: «Rispettiamo tutto il mondo. Ma rispetto non significa debolezza. Non accetteremo che nessuno si rida della Spagna né che nessuno la umili». Alcuni residenti di Ceuta, pur riconoscendo la convivenza pacifica di cristiani, musulmani, ebrei e indù, si sono mostrati molto preoccupati per quanto emerso durante l’assedio.Anche l’ex ministro degli Esteri svedese Carl Bild, fatica a capire la posizione di Sánchez sul Marocco: «Non riesco a immaginare che le autorità marocchine non fossero quantomeno consapevoli, se non addirittura complici, del fatto che quaranta o cinquantamila persone si stessero dirigendo verso il confine. Le informazioni che ho ricevuto indicano che non solo non l’hanno impedito, ma l’hanno addirittura incoraggiato, forse perché era un giorno festivo o forse per altri motivi».
E l’eurodeputata francese Marion Maréchal, vicepresidente di Ecr, certifica anche con un occhio alla politica interna: «Ogni volta che l’Ue propone di stringere i controlli in materia migratoria, Emmanuel Macron fa ostruzionismo. Il 2027 sarà una posta cruciale: salvare il nostro paese, ma anche l’intera Europa, da questo immigrazionismo sfrenato».
Il premier continua a difendersi dal buen retiro di Lanzarote, facendo sostenere ai suoi ministri che nessuna informazione era disponibile circa l’invasione dei 60mila, mentre per le strade di Madrid si sussurra di una nuova manifestazione di protesta contro il premier: non solo gli si chiederà conto dei fatti di Ceuta, ma si chiederanno le dimissioni anche per il «pregresso» giudiziario. Il caso Begona non è infatti ancora dimenticato.
