La nazione è prima di tutto un popolo. Certo, quel popolo ha bisogno di un territorio in cui affondare le proprie radici, su cui edificare una comunità e costruire una società su un legame indissolubile che permea pensiero, legge e vivere. Ma cosa succede quando quel territorio diventa terra di conquista, quando le frontiere vengono abbattute e la Nazioni frammentata in tante comunità disintegrate tra loro? Viene tutto a cadere. Financo le basi. E così succede, come è successo nel Regno Unito, che un governo si trovi a dover spiegare ai richiedenti asilo che le donne non vanno stuprate, che non si possono mutilare i loro genitali e che con i bambini non si deve mai fare sesso. Sul Sunday Times c’è un’analisi di Matthew Syed che spiega meglio di ogni altra perché quell’opuscolo, che gli immigrati nella migliore delle ipotesi non leggeranno perché scritto in una lingua incomprensibile e nella peggiore lo getteranno via considerandolo carta straccia, è la punta del fallimento di un governo che lavora «non per curare la malattia di fondo, ma per gestirne i sintomi». E lo fa pure male.
Il punto focale dell’analisi è cosa ci si aspetta da chi ci governa. Sicuramente «servire i cittadini» e non chi arriva da fuori. «La nazione che servite non è solo un territorio», spiega Syed. «È la nostra casa, il luogo in cui viviamo e lavoriamo e dove comunità, famiglia e altri concetti che potremmo raggruppare sotto l’etichetta di cultura si uniscono per tessere la trama di una vita». Sono concetti semplici. Eppure, in una società devastata dal woke, tanto controcorrenti da essere rivoluzionari. Il columnist del Sunday Times spiega che senza confini non può esistere nazione. «E senza nazione non siamo niente. Solo tribù sparse qua e là, piccoli gruppi incapaci di difendere» quanto abbiamo di più prezioso. «Aprire i confini in nome della compassione a persone, alcune delle quali odiano i nostri valori e desiderano distruggerli, significa anteporre la propria virtù alla nostra sicurezza». E questo è «una forma di follia autodistruttiva mascherata da illuminazione». Il Regno Unito paga oggi il prezzo di anni di buonismo. Un prezzo che non si misura solo in termini di conti pubblici e criminalità ma soprattutto nell’erosione della nazione». Dove, scrive Syed, nazione non è una massa sotto una bandiera ma «un patto in cui ognuno accetta obblighi non scelti in cambio di protezioni» che vanno guadagnate». Ma, se «migliaia di persone entrano senza aver acconsentito a nulla» facendosi beffe di quegli «obblighi che i nostri nonni comprendevano», tutto crolla.
