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Politica estera

Sánchez si dimette e già cavalca la rabbia di piazza. “Scegliete il futuro”

Nuove elezioni il 29 novembre, il premier punta tutto sul diritto alla casa. Ma i sondaggi sorridono alla destra

In this handout picture released by La Moncloa on October 5, 2026 Spanish Prime Minister Pedro Sanchez announces early elections at La Moncloa Palace in Madrid on October 5, 2026. Spanish Prime Minister Pedro Sanchez called a snap election for November 29, after parliament rejected housing relief measures proposed by his minority government. (Photo by Handout / LA MONCLOA / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / LA MONCLOA " - HANDOUT - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS

Né gli scandali giudiziari né le polemiche in serie. A far cadere Pedro Sánchez sono state un battagliera signora di 87 anni che non voleva lasciare la propria casa, e quelle trame di palazzo di cui è maestro e che, a questo giro, gli si sono rivoltate contro. E ora ha tempo fino al 29 novembre, data in cui sono fissate le elezioni anticipate per ribaltare quelle trame di nuovo a suo fa vore.

Prima ha informato il Re Felipe, poi in diretta tv dal Palazzo della Moncloa, ha annunciato le dimissioni e dato il via a una nuova campagna elettorale. «Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli. Si è ridotta la disuguaglianza, la nostra economia è stata quella che è cresciuta di più in Europa», ha rivendicato Pedro che ha anche fatto un tardivo mea culpa. «Oggi c’è insoddisfazione, anche noi abbiamo commesso degli errori. Ci sono molte cose da correggere. Per fare di più abbiamo bisogno della gente, ma dobbiamo avere in Parlamento una maggioranza più ampia. È arrivato il momento in cui gli spagnoli decidano quale futuro vogliono per il Paese». É evidente come l’ondata di proteste di piazza che ha incendiato la Spagna sarà il primo punto su cui spingerà per la sua campagna elettorale. Il decreto lo ha fatto e glielo hanno cassato. E infatti, spiega che «abbiamo approvato misure coraggiose per tutelare il diritto costituzionale all’accesso alla casa. Ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti combattendo gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per aumentare i loro introiti». Non solo il Sánchez più di lotta che di governo ha lanciato un appello agli spagnoli per scegliere «che ruolo vuole giocare: se unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa o dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampiaperché continui a essere un baluardo di apertura e giustizia sociale e un punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità». No solo, Pedro ha lanciato strali contro l’opposizione definita «la peggiore opposizione possibile».

Una decisione quella di Sánchez maturata dopo un week end di consultazioni con i vertici del partito socialista, deciso alla fine di provare a cavalcare la rabbia di piazza per cercare di vincere le elezioni anziché perderle certamente alla fine naturale del mandato nel 2027. Ma i sondaggi non lo premiano, tutt’altro. Secondo le ultime rilevazioni i Popolari di Feijóo sarebbero il primo partito con oltre il 32% dei consensi e insieme a Vox, vicino al 19, ecco una maggioranza piuttosto chiara, al netto di un accordo elettorale che al momento pare vicino. I socialisti inseguono al 26-27% e cercano sponde nei cespugli di sinistra e in quei catalani già pentiti di avergli fatto lo sgambetto. Da sfavorito, si gioca le sue ultime chance. Pronto alle trame e gli accordi senza cui dirà definitivamente addio alla poltrona.

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